
VILLASIMIUS – Un intero paese in silenzio, stretto in un abbraccio di dolore. Domenica pomeriggio Villasimius si è fermata per l'ultimo, commosso saluto ad Alessandro Zizzaro, il diciannovenne stroncato venerdì dal tragico incidente stradale in via Matteotti.
La chiesa non è riuscita a contenere la folla. Nessuno si è sentito di rimanere a casa. Amici, compagni di scuola, conoscenti e una comunità intera si sono riversati per sostenere la famiglia nel momento più straziante. Un mare di volti segnati da mille lacrime ha accompagnato il feretro, in un lunghissimo e silenzioso corteo di preghiera fino al cimitero.
Durante la tumulazione, i fiori hanno riempito la fossa, mentre i palloncini bianchi lanciati al cielo dagli amici più cari hanno simboleggiato un addio struggente a un ragazzo pieno di vita e di progetti.
Alessandro era uno sportivo, un arbitro di calcio appassionato, e uno studente modello al Convitto Nazionale di Cagliari, dove quest'anno avrebbe dovuto conseguire il diploma. Il suo futuro, improvvisamente, è stato spezzato.
La dinamica dell'incidente che gli è costato la vita è ancora al centro degli accertamenti dei Carabinieri. Quel che è certo è che Alessandro viaggiava sul suo scooter quando, all'altezza di via Matteotti, si è scontrato con una Fiat Seicento sulla quale viaggiavano altri quattro ragazzi, rimasti feriti in modo non grave.
Il dolore per la perdita ha portato il sindaco Luca Dessì a disporre, in segno di lutto cittadino, la sospensione di tutte le manifestazioni di inizio anno fino al 6 gennaio. Una decisione che riflette lo strazio di una comunità intera, oggi più che mai unita nel ricordo di Alessandro.

''Ad ogni varco di accesso alla Ztl ci sarà un cartello con l’indicazione di inizio della Zona 30: non stiamo più parlando di singole strade, ma di un’intera zona che va segnalata all’automobilista. La prossima settimana tutti i cartelli saranno posizionati dove ci sono le telecamere, ad avvertire che da lì in poi non si potranno superare i 30. Nemmeno sulle strade larghe''. Lo dice in un'intervista al 'Corriere della Sera' Eugenio Patanè, assessore alla Mobilità del Comune di Roma, parlando della 'zona 30' in centro attiva dal 15 gennaio.
''Corso Vittorio, via del Teatro di Marcello, via Nazionale, il tunnel che sbuca sul Tritone, per esempio: a 30 all’ora anche le strade larghe, che non sono a scorrimento veloce, e c’è una bella differenza - spiega - Perché sulla strada a scorrimento veloce, come la Tangenziale o il Gra, non si svolta a sinistra o c’è il guardrail in mezzo. Mentre le vie larghe del Centro sono retaggio della città che si voleva costruire, a misura di macchina, ma che ormai non c’è più: queste vie vanno trattate non come strade dove si può correre, ma dove si va piano per ammirare la teatralità monumentale''.
''La maggior parte delle vittime sono pedoni, per questo faremo 175 attraversamenti pedonali rialzati - sottolinea - Quindi le 20 strade scolastiche, il grande lavoro sulle ciclabili. Poi faremo altre 1000 strade a 30 all’ora. C’è il lavoro sui black-point, sia carrabili che pedonali, che vale una sensibile diminuzione dei morti: sono sicuro che quei dieci morti in meno rispetto al 2024 siano legati agli incroci messi in sicurezza. E poi i Photored...''. ''Ne arriveranno 40 entro il 2026, li stiamo già mettendo - aggiunge - E abbiamo scelto di coprire gli incroci più larghi, perché dove passi col rosso e hai un tratto di strada più grande da percorrere, hai un grado di pericolosità maggiore''.

L'esercito del Venezuela ha dichiarato di riconoscere Delcy Rodriguez, vicepresidente del deposto leader Nicolas Maduro, come leader ad interim del Paese, all'indomani dell'operazione militare con cui gli Usa hanno catturato l'ex presidente e lo hanno trasferito negli Stati Uniti affinché venga processato. Il ministro della Difesa Vladimir Padrino López ha rilasciato una dichiarazione a sostegno di una decisione della Corte Suprema[1] che ha nominato Rodriguez[2] presidente ad interim per 90 giorni.
Il raid statunitense ha comportato "l'uccisione a sangue freddo di gran parte della sua squadra di sicurezza, soldati e civili innocenti", ha poi denunciato, condannando il "codardo sequestro" dell'ex presidente Maduro da parte delle forze Usa. Padrino Lopez ha poi esortato la popolazione del Paese a riprendere le normali attività in un discorso televisivo. "Invito il popolo del Venezuela a riprendere le proprie attività di ogni tipo, economiche, lavorative ed educative, nei prossimi giorni", ha detto il capo dell'esercito in un videomessaggio alla nazione.
Padrino Lopez ha poi esortato gli Stati Uniti a rilasciare l'ex presidente e messo in guardia il resto del mondo contro il "colonialismo" di Washington. Circondato da ufficiali militari, il generale in capo ha sottolineato che Maduro "è il leader costituzionale vero e autentico di tutti i venezuelani" e dichiarato che l'esercito ne esige il "rilascio immediato". Ha poi condannato l'"ambizione colonialista" degli Usa, esortando gli altri Paesi "a volgere lo sguardo verso ciò che sta accadendo contro il Venezuela, contro la sua sovranità": il mondo "deve stare in guardia, perché se ieri è successo al Venezuela, domani potrebbe accadere ovunque".
Quindi l'appello alla popolazione a "non cedere alle tentazioni della guerra psicologica, alla minaccia, alla pace che ci vogliono imporre", esortandola piuttosto "alla pace e all'ordine".
In un'intervista telefonica a The Atlantic, il presidente Usa Donald Trump ha intanto lanciato una minaccia contro la nuova leader venezuelana, affermando che "se non farà la cosa giusta, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello di Maduro", catturato ieri dagli Usa a Caracas.
Gli Stati Uniti tuttavia non considerano Rodriguez presidente legittima, aveva chiarito in precedenza il segretario di Stato americano Marco Rubio, parlando con Abc News e sottolineando di non ritenerla legittima perché "non crediamo che questo regime sia legittimo in quanto frutto di elezioni... E non siamo solo noi. Sono circa 60 i paesi in tutto il mondo che condividono questa opinione".
"In definitiva - aveva sottolineato - la legittimità del loro sistema di governo deriverà da un periodo di transizione e da elezioni reali, che finora non hanno avuto".

Una donna di 69 anni ha scoperto di essere affetta da un tumore ovarico di dimensioni eccezionali, paragonabili a quelle di una gravidanza gemellare a termine, solo quando il suo organismo ha improvvisamente iniziato a cedere. Per mesi la gigantesca cisti ovarica, con un diametro di circa 28 centimetri, è rimasta nascosta, senza dare segnali evidenti. La paziente non si era accorta di nulla. L’allarme è scattato quando la massa, associata alla presenza di una seconda neoplasia intestinale, ha iniziato a comprimere il colon, provocando sintomi acuti ed improvvisi fino ad una grave difficoltà intestinale non più ignorabile. A riferire la storia è l'ospedale Sant'Anna di Torino.
Il caso risale a metà dicembre quando la donna arriva all’attenzione dei sanitari e a prendere in carico il caso è la Chirurgia Ginecologica Mininvasiva dell'ospedale Sant’Anna diretta dal dottor Paolo Petruzzelli. I tempi sono strettissimi, con le festività natalizie alle porte, ma la risposta è immediata: in pochi giorni si definisce l'inquadramento diagnostico, stadiazione e percorso terapeutico. Il 23 dicembre, a poche ore dalla vigilia di Natale, la paziente entra in sala operatoria. L’intervento dura circa sei ore. ''Durante l’intervento emerge tutta la gravità della situazione - spiegano dall'ospedale - La gigantesca neoplasia ovarica viene asportata: pesa circa 6 chilogrammi, con un volume paragonabile a quello di una gravidanza gemellare a termine. Ma non è l’unica minaccia. I sintomi più pericolosi sono legati alla sofferenza intestinale, che richiede un intervento immediato e coordinato di più specialisti''.
Un intervento che - si legge nella nota dell'ospedale - ha letteralmente salvato la vita alla donna, reso possibile dal lavoro corale di ginecologi oncologi, chirurghi, anestesisti, gastroenterologi, anatomopatologi, radiologi, infermieri e operatori sanitari, capaci di coordinarsi in tempi rapidissimi e trasformare giorni di attesa e timore in una storia di speranza. ''Sono casi rari, ma emblematici - spiegano i professionisti coinvolti e il direttore sanitario di presidio Umberto Fiandra - perché dimostrano come tempestività, competenza e lavoro di squadra possano fare la differenza anche in regime di urgenza''. Il dottor Paolo Petruzzelli ha definito il caso un evento “normalmente eccezionale”.

Il petrolio "è il passato, il presente e il futuro del Venezuela", una "opportunità gigantesca, fallita". Lo dice all'Adnkronos il presidente e fondatore di Nomisma Energia Davide Tabarelli, parlando dell'operazione militare Usa come di "una catastrofe per il Paese, apice di un disastro che ha visto la produzione di petrolio crollare, così come il reddito procapite, e un quarto della popolazione scappare dal paese, 8 milioni di persone. E poi povertà, fame.. E' l'esempio migliore al mondo della 'maledizione del petrolio', quella che in inglese si chiama 'oil curse', in Europa la 'Dutch disease', cioè la 'malattia' di quei paesi che hanno enormi risorse minerali e che vivono di rendita", rendita che finisce poi "in corruzione, armi, o per consolidare il regime al potere, che è quello che è successo in Venezuela negli ultimi 25-30 anni".
Malattia e dannazione culminate nell’attacco Usa e nell’arresto del presidente Nicolas Maduro, "un evento drammatico, pessimo, sotto il profilo della geopolitica" e "una follia: non esiste al mondo vedere nel XXI secolo un dittatore o presunto tale prelevato militarmente dal suo paese", dice Tabarelli.
Il petrolio, dunque, maledizione ma anche grande opportunità per il futuro. Ma "sono decine e decine i casi di fallimento dello sfruttamento di queste risorse: il Venezuela, caso più eclatante; poi la Nigeria, la Libia e tanti altri". Ma c'è anche la Norvegia, "dove tutte le compagnie vogliono andare perché è il paese dove ci sono più certezze. E' il paese più ricco in base agli indicatori Onu, che tengono conto non solo del Pil, per lo sfruttamento ottimale delle risorse, hanno il fondo sovrano più importante al mondo. Un caso unico, più unico che raro. Ma il resto del mondo, purtroppo, non riesce. In particolare dove si parte da condizioni difficili come in Sud America, dove c'è una povertà diffusa, crescere è sostanzialmente impossibile".

Ritrovato oggi verso le 13.30 il corpo di Simone Dal Bon, il 42enne di Schio (Vicenza), di cui non si avevano notizie dal 27 dicembre scorso. Il suo corpo è stato trovato in un canale innevato sotto Punta Favella, nel gruppo del Pasubio, sul versante veneto delle Piccole Dolomiti. La dinamica dell'incidente è in fase di analisi da parte delle autorità competenti ma è possibile che gli sia stata fatale una scivolata di oltre 150 metri lungo un vaio innevato e ghiacciato.
Il ritrovamento è avvenuto grazie all'avvistamento da parte di una squadra di terra del Soccorso alpino e speleologico di alcune tracce di ciaspole che a un certo punto sparivano. Un successivo sorvolo dell'elicottero ha permesso di individuare dall'alto il corpo di Dal Bon nel canale sottostante, in un ambiente molto impervio difficilmente raggiungibile a piedi. La salma è stata recuperata dall'elicottero dei Vigili del fuoco di Venezia.
Le ricerche di Dal Bon si erano spostate dall'ambiente urbano in montagna a partire da sabato 3 gennaio, dopo il ritrovamento della sua auto parcheggiata al Pian delle Fugazze, tra Trentino e Veneto.
Dopo il nullaosta delle autorità, la salma è stata recuperata dall'elicottero dei vigili del fuoco di Mestre con personale del soccorso alpino a bordo e consegnata al carro funebre in attesa sul piazzale del Rifugio Balasso. Le operazioni di recupero, rese complicate dall'ambiente particolarmente impervio, e di identificazione della salma si sono concluse dopo le 16.30.
In due analoghi incidenti, a Milano e a Quartu, in Sardegna...

La relazione commerciale tra Venezuela e Italia è di lunga durata, fondata su un interscambio che, seppure nell’ultimo decennio ha registrato un drastico calo, resta centrale nelle dinamiche dei due paesi. Secondo l’Ambasciata d’Italia a Caracas, sono 160mila i cittadini italiani registrati presso i consolati della capitale e di Maracaibo, così come dovrebbero essere più di 1,5 milioni i venezuelani con ascendenza italiana, con flussi migratori significativi dall’Italia centrale e meridionale (Campania, Sicilia, Abruzzo e Puglia); numeri, questi, che incidono sulle relazioni commerciali bilaterali: la presenza di una consistente comunità italo–venezuelana, infatti, condiziona in maniera positiva l’immagine positiva dello Stivale.
L’Italia è il quinto mercato di destinazione dell’export del Venezuela con una quota di mercato pari al 4,1%. L’interscambio tra i due paesi vale in totale 278 milioni di euro, in flessione di oltre il 6% sull’anno. L’export italiano vale 72,63 milioni e riguarda principalmente prodotti petroliferi raffinati (20 milioni, con un lieve calo sul 2023), macchinari (44 milioni nel 2024, in crescita rispetto agli anni precedenti) e generi alimentari (31 milioni circa). L’import venezuelano in Italia vale invece 205 milioni di euro, e registra, nel 2025, un aumento del 10,6%; tra i prodotti maggiormente importati spiccano quelli delle miniere e delle cave, per un valore complessivo di 164,73 milioni nel 2024, in aumento sugli anni precedenti, seguiti da quelli della metallurgia per 68 milioni. Al 2024 lo stock degli investimenti diretti esteri netti dell’Italia con il Venezuela ammontava a 118 7 milioni di euro mentre quelli venezuelani in Italia a 152 milioni di euro.
Nell’ultimo decennio lo scambio commerciale tra Italia e Venezuela ha segnato un vero e proprio crollo, bollinato nel 2012 da una flessione che superato l’80%: nel 2012 l’Italia esportava beni e servizi per oltre 1,1 miliardi di euro registrando un saldo positivo nella bilancia commerciale di oltre 900 milioni di euro. Nel 2021 invece non ha superato i 211 milioni, con esportazioni pari a 89,5 milioni di euro e un valore dell’import di 122,4 milioni di euro.
Un calo che riflette anche la forte riduzione della presenza industriale italiana nel Paese, quale diretta conseguenza della crisi economica che ha indotto gran parte delle imprese a sospendere e/o cedere le proprie attività. Alitalia, per esempio, sospese le proprie attività nel 2015, mentre Pirelli e Iveco le cedettero tutte nel corso del 2018. Le principali imprese aggiudicatarie di appalti, contratti e forniture con lo Stato venezuelano hanno invece continuato ad operare nel Paese pur mantenendo una presenza ed una capacità operativa minima.
In Venezuela è inoltre presente una Camera di Commercio Venezuelano- Italiana (Cavenit), fondata nel 1954 con sede centrale a Caracas che riunisce circa 200 operatori economici di diritto venezuelano che intrattengono relazioni commerciali con l'Italia. Attualmente, sul suolo della Repubblica Bolivariana si contano, leggendo i numeri disponibili sul sito del governo italiano, 54 imprese, attive soprattutto nei settori costruzioni energia trasporti idrocarburi e petrolchimiche che impiegano 478 addetti con un fatturato complessivo di 594 milioni di euro.
Tra i gruppi italiani attivi figurano principalmente quelli interessati a investire nel settore petrolifero, delle costruzioni, automobilistico ed agroalimentare: c’è Eni, che dispone di importanti progetti nel settore Oil & Gas, ma anche Saipem, Trevi, Nuovo Pignone, Ghella, Impregilo-Salini, Astaldi, Parmalat; inoltre, accanto ai colossi, si registrano numerose imprese venezuelane di proprietà di cittadini italiani od italo-venezuelani, tra cui alcune delle più grandi aziende del Paese.

Davanti a un piccolo gruppo di giornalisti, nella sua residenza di Mar-a-Lago in Florida, il presidente Donald Trump ha rivelato i dettagli dell’operazione che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro. Un’azione eccezionale, secondo il presidente, in quella che è stata una dimostrazione storica della capacità militare di Washington e delle sue abilità per portare a termine simili azioni. Numerosi sono stati i ringraziamenti e i complimenti da parte del presidente alle forze militari statunitensi.
"Questa è stata una delle dimostrazioni di potenza e competenza militare americana più straordinarie, efficaci e incisive nella storia degli Stati Uniti, dalla Seconda guerra mondiale", ha dichiarato Trump. E ha aggiunto che nell'operazione sono state impiegate forze aeree, terrestri e navali statunitensi.
Le capacità venezuelane, dice Trump, sono state annichilite rapidamente, mentre il tycoon ha ribadito come Maduro sia stato catturato nel cuore della notte, insieme a sua moglie Cilia Flores. E senza avere la possibilità di scappare. Il presidente venezuelano è già stato incriminato presso il tribunale federale del distretto meridionale di Manhattan con le accuse di narcotraffico e terrorismo, oltre al possesso di armi ed esplosivi.
"Nessun soldato americano è rimasto ucciso" nell’operazione, dice Trump, annunciando poi che gli Stati Uniti controlleranno il Venezuela fino a quando non si potrà garantire una transizione di potere "appropriata". "Governeremo il Paese finché non potremo realizzare una transizione sicura, adeguata e giusta”, ha affermato, senza chiarire esattamente in che modo tutto ciò sarà realizzato in sicurezza, ma, ha sottolineato, gli Stati Uniti resteranno fino a quel momento: "Non possiamo rischiare di lasciare che qualcun altro gestisca la situazione”.
Interpellato dai giornalisti, Trump non esclude che potrebbe inviare soldati all’interno del Venezuela come forza di sicurezza e chiarisce che il paese sarà gestito attraverso un gruppo, ma senza dare dettagli su quali individui saranno coinvolti. Un gruppo di figure venezuelane gestirà il paese, insieme a Washington, fino a quando sarà il momento opportuno. Da parte degli americani, spiega Trump, i segretari di Stato Marco Rubio e alla Difesa Pete Hegseth saranno coinvolti in questo gruppo di transizione.
La vicepresidente Delcy Rodríguez, assicura poi, è pronta a fare ciò che sia necessario per rendere “il Venezuela grande di nuovo”. Rubio starebbe trattando con lei. Tuttavia, poche ore prima, Rodríguez ha denunciato le azioni militari di Washington e la cattura di Maduro.
Allo stesso tempo, dice Trump, servirà del tempo per la transizione, perché sarà prima necessario ricostruire le infrastrutture. Un riferimento chiaro al petrolio venezuelano. Poi, alla domanda se sia stato in contatto con la leader dell’opposizione, Maria Corina Machado, il presiente ha negato di averle parlato. Ma ha anche spiegato che la premio Nobel non "ha il sostegno e il rispetto necessari" per governare il Paese.
Trump rivela quindi che Washington era pronta ad attaccare nuovamente Caracas, ma, visto il risultato del primo raid, non dovrebbe essere ora più necessario. Per il repubblicano, adesso il Venezuela smetterà di soffrire, mentre Maduro - accusato di essere il capo del Cartello dei Soli - pagherà un prezzo alto davanti alla giustizia americana. In particolare, Trump ha parlato di "partnership" tra Venezuela e Stati Uniti, che a suo dire renderebbe i venezuelani "ricchi, indipendenti e sicuri".
Per quanto riguarda le sorti di Maduro, il presidente ha confermato che il leader venezuelano e sua moglie si trovano a bordo di una nave militare americana, l’USS Iwo Jima, in viaggio verso New York. Secondo il comandate in capo americano, i fedelissimi di Maduro affronteranno il suo stesso destino se non rinunceranno alle pretese di continuare a governare il Venezuela.
Il tema del petrolio venezuelano è stato toccato da Trump, confermando che l’embargo imposto dagli Stati Uniti sul greggio del paese rimane in vigore. "L'Armata americana rimane schierata in posizione, e gli Stati Uniti mantengono tutte le opzioni militari a disposizione finché le richieste statunitensi non saranno state pienamente soddisfatte", ha dichiarato Trump.
Anche il segretario per la Guerra, Pete Hegseth, ha commentato l’operazione, definendo tutto ciò come una dimostrazione di pace attraverso la forza. Secondo Hegseth, gli Stati Uniti ora sono finalmente tornati nello scenario internazionale.
Dan Caine, il generale a capo dello Stato Maggiore congiunto americano, ha spiegato che l’operazione in Venezuela è stata nominata “Absolute Resolve” - in italiano “Risoluzione Assoluta” - e ha richiesto mesi di preparazione e pianificazione, coordinando le varie forze militari americane e il lavoro d’intelligence, tipo quello della Cia. “Abbiamo atteso e siamo rimasti pazienti”, ha detto. Più di 150 aerei sono stati coinvolti in quest’operazione, decollando da diverse località dell'emisfero settentrionale per disabilitare le forze venezuelane e garantire il successo della missione d’estrazione di Maduro. Grazie a loro, dice Caine, gli elicotteri sono riusciti in questo modo ad arrivare in sicurezza dove si trovava il presidente venezuelano. I soldati coinvolti, ha spiegato Caine, avevano fra i 20 anni e i 49 anni. "Uno dei nostri aerei è stato colpito, ma è rimasto in grado di volare", ha detto il generale.
A prendere la parola è stato anche Rubio, che ha specificato come siano state date tantissime opportunità a Maduro per fare un passo indietro. Eppure ogni proposta era data rifiutata dal leader di Caracas, che ha continuato ad agire come un criminale. Per esempio, dice Rubio, arrestando dei cittadini americani per usarli come pedine di scambio e invitando nel proprio paese degli attori ostili e antiamericani come l’Iran. “Spero che la lezione sia stata appresa la scorsa notte”, ha ammonito.
Il segretario di Stato, inoltre, ha spiegato che il Congresso è stato avvisato solo a operazione conclusa per evitare di mettere in pericolo la riuscita della missione. "Il Congresso ha la tendenza a far trapelare informazioni", ha detto Trump, aggiungendo poi: "Sapevano che stavamo arrivando". Il presidente ha infine anche parlato dell’ultima chiamata con Maduro, nella quale l’ha invitato ad arrendersi, una cosa che ritiene fosse ormai pronto a fare. Tuttavia, la sua amministrazione non ha voluto attendere oltre. “Ora rimpiange di non averlo fatto”, ha concluso Trump sorridendo. (di Iacopo Luzi)

(New York) Qualche settimana fa Elliott Abrams, uno dei vecchi falchi neocon dell’apparato repubblicano, aveva proposto in modo chiaro la necessità di un cambio di regime in Venezuela. In un lungo articolo su Foreign Affairs Abrams, che oggi è un analista del Council on Foreign Relations, era stato molto duro con Donald Trump, di cui è stato inviato per il Venezuela nel corso della sua prima presidenza. “Dopo tante dimostrazioni di forza e muscolari esibizioni navali dirette contro Maduro, potrebbero finire per lasciarlo al potere. In questo scenario, Maduro ne uscirebbe come il sopravvissuto che ha avuto la meglio su Trump, dimostrando che l’influenza americana nell’emisfero occidentale è, nella migliore delle ipotesi, limitata”.
Il monito sembra essere stato ascoltato da Trump che all’interno della sua amministrazione ha un altro sostenitore storico del cambio di regime in Venezuela: il segretario di Stato, Marco Rubio.
Più in generale l’operazione di Trump in Venezuela ha fatto avverare il desiderio di tutti i falchi repubblicani, che da tempo chiedevano un regime change nel Paese. Oltre a detestare il regime socialista sudamericano, pensano che “il crollo sia un’opportunità per galvanizzare gli elettori ispanici conservatori negli Stati Uniti”, scrive Andrew Gawthorpe della Leiden University. Ma molti analisti sostengono da tempo che il vero sogno di Rubio sia quello di distruggere il regime cubano e creare una democrazia sull’isola: il segretario di Stato è figlio di immigrati cubani.
"Questa situazione va oltre il Venezuela: anche Cuba potrebbe ora crollare”, ha dichiarato Victoria Coates, vicepresidente della Heritage Foundation ed ex vice consigliera per la sicurezza nazionale sotto l’amministrazione Trump, intervenendo su Fox News. E infatti ora Cuba vedrà un blocco totale delle forniture di petrolio e di energia, cosa che sta già portando a una forte crisi interna vista la collaborazione storica tra i due Paesi. “Vogliamo essere circondati da Paesi sicuri. E questa è chiaramente una strategia che guarda all’America first”, ha detto Trump facendo riferimento al suo interesse per il Sudamerica.
La recente operazione in Venezuela rilancia una linea storica della politica estera americana: la Dottrina Monroe, enunciata nel 1823, che esclude la presenza di potenze esterne nelle Americhe. Trump ha fatto riferimento all’idea di sicurezza regionale come priorità, sottolineando l’importanza per gli Stati Uniti di controllare ciò che accade nel continente. In questo contesto, l’azione militare in Venezuela non è solo un caso isolato, ma rientra in una visione strategica più ampia che riguarda anche Cuba e il ruolo crescente della Cina e della Russia in America Latina.
“La Russia credo abbia altri problemi, con tutti gli altri siamo pronti a fare affari. A vendere il petrolio venezuelano”, ha detto Trump parlando con la stampa da Mar-a-Lago senza citare la Cina che di recente ha detto di avere interessi commerciali nella regione e di non volersi ritirare.
Gli interventi militari degli Stati Uniti raramente partono con un piano chiaro per costruire un nuovo ordine politico nei Paesi colpiti. Spesso l’idea di accompagnare la transizione nasce solo quando diventa evidente che la forza militare, da sola, non basta a garantire stabilità. È successo in Afghanistan, dove un’operazione inizialmente pensata come risposta agli attentati dell’11 settembre si è trasformata in una lunga missione di ricostruzione durata vent’anni. In Iraq, si prevedeva un intervento rapido per rovesciare Saddam Hussein, ma la presenza americana è proseguita per quasi un decennio.
La stessa cosa è successa in Libia dopo l’intervento del 2011 della Nato, in un’operazione guidata dagli Stati Uniti per ribaltare il regime di Muammar Gheddafi. Anche nel caso del Venezuela, l’eventuale uscita di scena di Maduro solleva dubbi sul futuro: nonostante Trump abbia detto che da oggi il Paese “sarà guidato dagli Stati Uniti fino a quando non ci sarà un nuovo governo stabile”, non è chiaro quanto questo periodo di “transizione” durerà.
Se per Rubio e per centinaia di cittadini cubani emigrati negli Stati Uniti la fine del regime di Castro è un sogno, per Trump i giorni del regime potrebbero essere contati: “Cuba è un caso interessante. Le cose lì non stanno andando bene, stanno attraversando un momento difficile e credo che, a un certo punto, inizieremo a occuparci anche di Cuba. La situazione è molto simile a quella del Venezuela: vogliamo aiutare il popolo cubano”, ha detto Trump nel corso di una conferenza stampa, nella quale è intervenuto anche Rubio: “Oggi Cuba è un disastro, guidata da persone incompetenti. L’economia è in completo collasso. Per anni hanno sostenuto Maduro, anche sul piano della sicurezza: in alcuni casi, l’apparato cubano ha offerto supporto diretto al regime venezuelano. Ma ora è finita”. (di Angelo Paura)
Agguato nella notte a Napoli. Malmenato anche il padre: non
rischiano la vita...
Tecnico Cagliari: 'ferito alla gamba, è scosso. Ringrazio tutti per
la solidarietà'...

Ferito a colpi di pistola il fratello dell'allenatore del Cagliari Fabio Pisacane, aggredito il padre. L'episodio è avvenuto intorno alle 4 di questa notte in vico Tre Re a Toledo, nella zona dei Quartieri Spagnoli a Napoli. Sul caso indagano gli agenti del commissariato di polizia Montecalvario e della Squadra Mobile della Questura partenopea. Secondo quanto apprende l'Adnkronos, il fratello 28enne è stato ricoverato all'ospedale Vecchio Pellegrini perché colpito da due proiettili alla gamba destra: non è in pericolo di vita.
Il padre 68enne, invece, è stato aggredito ma non si sono rese necessarie le cure mediche. Secondo una prima ricostruzione, i due Pisacane sarebbe stati avvicinati non lontano dal loro locale da tre persone armate e con volto coperto. Mentre in due hanno aggredito il padre, il terzo ha esploso due colpi di pistola. Sono in corso le indagini per ricostruire il movente e risalire ai responsabili.
"Questa notte mio fratello Gianluca è stato coinvolto in un'aggressione, rimanendo ferito da alcuni colpi di arma da fuoco". A confermarlo attraverso il suo profilo social è Fabio Pisacane, allenatore del Cagliari. La sparatoria è avvenuta a Napoli. "Stava rientrando a casa - ha precisato il tecnico dei sardi - aveva appena chiuso il locale di famiglia ai Quartieri Spagnoli dopo un'altra giornata di lavoro. Volevo intanto rassicurare tutti sulle sue condizioni: non è in pericolo di vita, ha riportato delle ferite alla gamba, sta bene compatibilmente all'esperienza che ha vissuto. Tanto spavento, ovviamente: per lui, per tutta la nostra famiglia".
Pisacane ha concluso: "Non volevano dirmelo per non farmi preoccupare, l'ho saputo solo questo pomeriggio. Mio padre, a differenza di quanto scritto, non è stato aggredito. In queste ore ho ricevuto tanti messaggi e telefonate, ringrazio davvero tutti per la solidarietà e l'affetto".

"L’azione militare di Trump in Venezuela configura un’aggressione a uno Stato sovrano che viola palesemente il diritto internazionale. La nostra Costituzione è chiara: ripudia la guerra come strumento per regolare le controversie". Lo si legge in una nota della leader del Partito Democratico, Elly Schlein, che oggi ha riunito per due ore la segreteria del partito dopo l'attacco Usa in Venezuela che ha portato alla cattura del presidente Nicolas Maduro e di sua moglie Cilia Flores.
"Come partito democratico abbiamo sempre condannato il regime brutale di Maduro e le sue azioni repressive - sottolinea Schlein - Nemmeno le sue ripetute violazioni di diritti umani in Venezuela possono però giustificare altre violazioni gravi del diritto internazionale come l’aggressione militare e la violazione della sovranità venezuelana. La democrazia non si esporta con le bombe, questo la storia lo ha già dimostrato e con costi drammatici".
"Esprimiamo grande preoccupazione per quello che sta accadendo in violazione della Carta Onu, per il futuro del popolo venezuelano che ha diritto a una transizione pacifica verso la democrazia, per i nostri numerosi connazionali in Venezuela e per i prigionieri italiani tra cui Alberto Trentini di cui abbiamo chiesto in questi mesi la liberazione", aggiunge Schlein.
Per la leader dem "l’attacco militare di Trump non ha alcuna base legale e rischia di legittimare altre azioni unilaterali che possono generare ulteriori conflitti e caos a livello regionale e globale. Il diritto internazionale non è un menu à la carte, i principi della Carta Onu vanno fatti valere sempre e verso tutti, a garanzia della sicurezza regionale e globale. Quello di oggi rischia di essere un pericoloso precedente per tutti. Non ci rassegniamo a un ordine mondiale che sostituisca la legalità internazionale con la legge del più forte e del più ricco".
"Per questo riteniamo grave la posizione del governo italiano nella parte in cui definisce legittima l’azione militare di Trump in Venezuela[1]. Ci aspettiamo invece che l’Unione europea e il governo italiano si esprimano duramente contro queste violazioni e difendano il diritto internazionale e le sedi multilaterali - sedi che l’Italia ha contribuito a fondare per far prevalere le ragioni del diritto e della diplomazia sull’uso militare della forza - anche chiedendo una convocazione urgente degli organismi competenti in seno alle Nazioni Unite", conclude Schlein.
Il leader M5S Giuseppe Conte interviene sui social e sottolinea che "l’aggressione americana al Venezuela non ha nessuna base giuridica. Siamo di fronte a una palese violazione del diritto internazionale, che certifica il predominio del più forte e meglio equipaggiato militarmente".
"Il Governo Meloni condanni questi attacchi e tuteli i nostri connazionali - scrive Conte - E spero che l’intera comunità internazionale si faccia sentire e che tutti comprendano che se le regole valgono solo per i nemici e non per gli amici, nessuno potrà sentirsi più al sicuro. Né può valere di per sé a giustificare l’attacco a uno stato sovrano la natura illiberale del suo governo. Per noi il diritto internazionale non vale fino a un certo punto".
"L'attacco militare degli Stati Uniti al Venezuela è gravissimo e inaccettabile. Occorre che la comunità internazionale e il nostro Paese condannino immediatamente quanto accaduto e si attivino per fermare questa aggressione", affermano Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs.
"Le accuse legate al narcotraffico non rappresentano in nessun modo una giustificazione per quanto sta accadendo, gli Usa attaccheranno la Cina per il Fentanyl, o l'Olanda per l'ecstasy? Trump si comporta come un pirata globale che punta a costruire un ordine globale fondato sulla forza e in aperta violazione del diritto internazionale. Così il mondo scivola sempre più verso uno stato di guerra permanente. Chiediamo con forza che il Governo Meloni prenda subito una posizione di esplicita e forte condanna di questa ennesima violazione del Diritto Internazionale", concludono.
Il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, sottolinea che “Maduro è un dittatore che tiene ostaggio il Venezuela da oltre un decennio, impoverendo il Paese, arrestando gli oppositori, favorendo la corruzione. Ma l’attacco sferrato dagli Usa di Trump va oltre ogni limite rispetto alle legittime azioni che la comunità internazionale può e deve fare per operare pressioni sul regime di Maduro".
"L’attacco con le forze armate nel cuore di Caracas rischia di scardinare ulteriormente i già fragili equilibri internazionali e di far scivolare il mondo verso una ancor più pericolosa china. Anche in questo caso, si sente l’assenza di una Unione Europea forte, coesa e credibile, che favorisca la risoluzione diplomatica dei conflitti, prima del ricorso alle armi. Al governo italiano chiediamo massima attenzione per gli italiani e in particolare per Alberto Trentini, il cui rilascio e il cui rimpatrio deve avvenire con la massima urgenza”, chiede Magi.
Per il leader di Azione, Carlo Calenda, "il rovesciamento di Maduro è una buona notizia per il popolo venezuelano afflitto da una feroce dittatura. Il modo in cui è stato fatto desta però molta preoccupazione. Ci auguriamo che la situazione trovi subito una stabilizzazione con il coinvolgimento dell’opposizione venezuelana".
"Il Venezuela è (o meglio: sarebbe) uno dei Paesi più belli e più ricchi del mondo - scrive sui social Matteo Renzi, leader di Italia Viva - La feroce dittatura di Maduro ha privato della libertà, e spesso del cibo, milioni di venezuelani. Il Venezuela senza Maduro è un Paese migliore, senza se e senza ma. Le modalità con cui Trump interpreta il ruolo degli Stati Uniti sono ovviamente molto criticabili o discutibili.
"Ma intanto il dato di fatto è che il mondo è sempre più ingarbugliato e nessuno sembra in grado di governarlo. Le Istituzioni multilaterali non funzionano, i teatri di guerra sono sempre più numerosi, l’Europa al solito non tocca palla. Perché ci occupiamo di burocrazia e ideologia ma Bruxelles non sa cosa sia la politica estera", aggiunge.
"Saranno anni difficili e pieni di sfide complicate. Proveremo a giocare un ruolo, anche come Italia. Ma se mi chiedete oggi un giudizio sulla vicenda Maduro non chiedetemi di essere triste: oggi il Venezuela è un Paese migliore di ieri. E speriamo che i ragazzi di Caracas oggi, come quelli di Teheran domani, possano tornare ad assaporare la libertà", conclude Renzi.
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