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Virus Nipah spaventa l'Asia, Nicastri (Spallanzani): "E' pericoloso, ma rischio casi d'importazione è virtuale"

28 Jan 2026, 16:32
Analisi in laboratorio

Allarme per un focolaio di virus Nipah in India. Non è una novità: i primi casi di infezione sono stati osservati in Malesia e Singapore tra il 1998 e il 1999, tra allevatori di suini che avevano avuto un contatto diretto con fluidi respiratori di animali infetti. Diverse epidemie sono state registrate in Bangladesh dal 2001 e vari focolai sporadici sono stati segnalati in India. "Inizialmente presente in ambito animale" - le volpi volanti e i pipistrelli della frutta sono considerati il serbatoio naturale di questo agente infettivo - "il virus Nipah è stato riscontrato in un'ampia gamma di mammiferi ospiti, come maiali, cavalli, gatti e cani, che possono essere asintomatici o sviluppare una malattia lieve o moderata, a differenza degli esseri umani che possono sviluppare una malattia con una letalità fino al 75%", spiega all'Adnkronos Salute Emanuele Nicastri, direttore dell'Uoc di Malattie infettive ad alta intensità di cura dell'Inmi Spallanzani di Roma. "In modo poco prevedibile, ma sicuramente sporadico, emerge dalla nicchia ecologica animale e questo fa ipotizzare che di fatto ci troviamo di fronte alla punta di un iceberg che causa focolai soprattutto quando i primi casi umani si recano in ospedale e lì la trasmissione non è contenuta in modo corretto".

Perché l'Italia non rischia

Il focolaio di virus Nipah in India può essere un pericolo per l'Italia con eventuali casi di importazione? "Penso proprio di no - risponde l'esperto - Il tipico turista non va nelle aree più povere dell'India dove c'è la possibilità di un contatto diretto con gli escrementi o le secrezioni di animali infetti e dove c'è rischio di contagio. Secondo me, il rischio di importazione in Italia di casi dall'India è puramente virtuale".

L'allarme dall'India arriva proprio a ridosso dell'anniversario dei 6 anni dalla coppia cinese di Wuhan positiva a Covid-19 e ricoverata allo Spallanzani: l'inizio della pandemia in Italia. "Non siamo di fronte a un nuovo Covid", chiarisce Nicastri. Quella causata dal Nipah, spiega, "è una patologia altamente contagiosa che necessità di isolamento ed è autolimitante, ovvero è molto grave. Il ricovero dei primi pazienti presso le strutture ospedaliere, nella fase iniziale dell'epidemia, comporta un rischio di trasmissione tra il personale sanitario. In questa fase, la mancata consapevolezza del rischio porta gli operatori a non adottare le necessarie misure di protezione individuale. Una volta che il personale prende coscienza della situazione, il focolaio tende generalmente a esaurirsi con l'esito clinico dei pazienti, ovvero attraverso la guarigione o il decesso".

I sintomi

I pazienti colpiti mostrano inizialmente sintomi simil-influenzali come febbre, nausea, mal di gola, mialgia e mal di testa; successivamente sviluppano manifestazioni più gravi come una polmonite atipica con difficoltà respiratoria e tosse o, più frequentemente, un'encefalite acuta e rapidamente progressiva con un alto tasso di mortalità. La solida evidenza della trasmissione da uomo a uomo deriva dalle osservazioni effettuate durante le epidemie verificatesi in Bangladesh e India, mentre lo stesso non è stato osservato durante l'epidemia malese.

Come si diagnostica il virus Nipah? "Il test molecolare Pcr si esegue su sangue come per altre patologie virali", illustra Nicastri, mentre sul versante del trattamento "non abbiamo farmaci realmente efficaci - evidenzia - anche se ci sono una serie di ipotesi di terapia che vengono prese in considerazione, come sempre avviene nelle prime fasi di una epidemia quando ancora non ci sono strumenti efficaci. C'è molta letteratura scientifica sui tentativi di trattamento con antivirali o anticorpi monoclonali, ma nessuno ha dato un'evidenza di efficacia. La stessa cosa vale per i vaccini: non ne esistono di efficaci".

Ematologo Corradini: "In trattamento linfomi liso-cel efficace e a bassa tossicità"

28 Jan 2026, 16:32
Ematologo Corradini:

Tra le immunoterapie Car-T nel trattamento dei linfomi aggressivi recidivanti o refrattari, "il meccanismo produttivo di liso-cel è completamente diverso da quello di tisa-cel o axi-cel", le altre Car-T disponibili. Liso-cel, "a parità di efficacia, presenta una tossicità molto più bassa. Un elemento che può comportare un risparmio di costi a carico del servizio sanitario, legati alla degenza o alle complicanze della malattia". Così Paolo Corradini, professore di Ematologia all'università degli Studi di Milano e direttore della Divisione di Ematologia e Trapianto di midollo osseo della Fondazione Irccs Istituto nazionale tumori di Milano, intervenendo oggi nel capoluogo lombardo all'incontro con la stampa organizzato da Bristol Myers Squibb Italia. Al centro dell'appuntamento l'estensione della rimborsabilità da parte di Aifa (Agenzia italiana del farmaco) della terapia cellulare Car-T lisocabtagene maraleucel (liso-cel).

"Liso-cel - spiega Corradini - è un prodotto cellulare utilizzato nei linfomi a grandi cellule e implica il suo impiego in tre sottotipi istologici: i linfomi diffusi a grandi cellule non altrimenti classificati, quelli che derivano dalla trasformazione di un linfoma follicolare e i linfomi primitivi del mediastino. Un insieme che viene definito linfomi a grandi cellule, la categoria più numerosa per incidenza tra i linfomi non-Hodgkin (Lnh) e che spesso coinvolge pazienti giovani". I pazienti dispongono di "ottime opzioni terapeutiche già in prima linea - continua l'ematologo - ma i prodotti cellulari hanno dimostrato che, alla prima ricaduta o in caso di malattia refrattaria, possono offrire un importante vantaggio di sopravvivenza rispetto alle terapie convenzionali utilizzate fino a oggi. Sono un buon salto in avanti per il paziente non solo per la guarigione, ma anche per la qualità della vita, perché si tratta di un trattamento singolo".

Sul fronte dell'accessibilità ai trattamenti Car-T, Corradini rassicura: "Possiamo tranquillizzare i pazienti. L'accessibilità nel nostro Paese è ottima. Abbiamo più di 40 centri Car-T e i prodotti cellulari sono rimborsati dal sistema sanitario. Il nostro Ssn garantisce che anche terapie costose ed estremamente innovative come queste siano disponibili per qualunque cittadino che ne abbia bisogno".

Roy De Vita: "Prezzi bassi, social e bisturi: pazienti a rischio, servono regole"

28 Jan 2026, 16:32
Roy De Vita

Il boom globale della chirurgia estetica, alimentato dai social network e da una pubblicità sempre più aggressiva, sta facendo emergere un lato oscuro del settore: medici improvvisati, cliniche irregolari, pazienti attratti dal prezzo più basso e risultati, talvolta, drammatici. È quanto racconta un’inchiesta del Washington Post sulla Cina, dove le autorità stanno cercando di arginare un mercato cresciuto troppo in fretta e senza regole, tra interventi multipli nello stesso giorno, corsi lampo e casi mortali. Ma quello cinese non è un problema lontano. In un’intervista con l’Adnkronos, Roy De Vita - primario di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva al Regina Elena di Roma e presidente della Icopras, Italian College of Plastic Reconstructive and Aesthetic surgery - le stesse dinamiche sono presenti anche in Italia e in Europa. “La chirurgia estetica è diventata un far West”, avverte, indicando nella deregulation, nel marketing aggressivo e nella pubblicità sanitaria sui social il vero nodo da affrontare. Un tema che, sottolinea, riguarda prima di tutto la tutela dei pazienti.

Professor De Vita, partiamo da una distinzione di base: chi può davvero fare chirurgia estetica oggi in Italia?

"La verità è che l’unica vera specializzazione riconosciuta è quella in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica. Ma in Italia, e non solo, per legge basta la laurea in medicina e chirurgia per fare quasi tutto. Non serve la specializzazione per operare come chirurgo plastico. Questo crea un equivoco enorme: nessuno si improvvisa cardiochirurgo, ma molti pensano che la chirurgia plastica sia banale e senza rischi. Non lo è".

Oltre ai medici, sui social vediamo ogni giorno nascere figure nuove: beauty expert, specialisti autoproclamati, influencer. Che a volte si mettono a eseguire procedure riservate ai chirurghi.

"È un fenomeno gravissimo. Si è perso completamente il confine. Parliamo di persone che si attribuiscono titoli che non esistono, non riconosciuti da nessun ordine o istituzione. E il problema è che il paziente medio non ha gli strumenti per distinguere. Si ferma al messaggio, al risultato promesso, non alla competenza reale. Poi si arriva ai casi di persone operate al secondo piano di un condominio, e che muoiono per complicanze gestite male".

Nel caso cinese il governo parla di "ansia da aspetto fisico" indotta dalla pubblicità. È una definizione che possiamo usare anche qui?

"Assolutamente sì. Il marketing ha preso il sopravvento sulla scienza. Oggi si vende il prezzo più basso, ci si inventano tecniche, si promettono risultati irrealistici. E tutto questo, va detto chiaramente, nasce anche da una parte della nostra categoria. La cattiva pubblicità non la fanno altri: la fanno i medici".

Qual è il vuoto principale da colmare?

"La regolamentazione. In questo momento non c’è nulla di serio a livello centrale. Gli ordini dei medici non hanno strumenti efficaci: un provvedimento disciplinare viene impugnato e resta sospeso per anni. Serve qualcosa che stia al di sopra, che coinvolga il ministero della Salute e metta regole chiare per proteggere i pazienti".

Le capita di intervenire su pazienti rovinati da professionisti trovati online?

"Purtroppo sì, sempre più spesso. Il problema è che la prima scelta è quasi sempre guidata dal prezzo. Il paziente pensa di comprare un prodotto industriale, come un telefono o una tv. Ma un intervento non è un oggetto: è l’esperienza, l’etica, la serietà di chi lo esegue. Non si compra una mastoplastica, si compra una mastoplastica fatta da una persona precisa".

C’è poi il capitolo del turismo sanitario, sempre più diffuso.

"È una follia. Ti operi a migliaia di chilometri, torni a casa e perdi ogni contatto con chi ti ha operato. Alla prima complicanza non risponde più nessuno. Un intervento non è un cambio d’olio: il post-operatorio è fondamentale. Risparmi, sì, ma stai giocando d’azzardo. E se va male, paghi per tutta la vita".

Esistono oggi luoghi o reti affidabili a cui un paziente può rivolgersi per informarsi seriamente?

"Non esiste un marchio di garanzia assoluto. Le società scientifiche, come la nostra, possono essere un riferimento, ma non risolvono il problema. Anche per questo è nato l’Italian College: per tenere insieme professionisti che tengono al buon nome della disciplina e prendono le distanze da comportamenti eticamente riprovevoli".

Lei invoca spesso un intervento dall’alto. È davvero possibile in un sistema come quello italiano, frammentato tra ministero della Salute, vari istituti nazionali, 20 sistemi sanitari regionali e decine di società scientifiche?

"Sì, è possibile e necessario. Qui si parla di regolamentazione di un settore. Il ministero ha pieno titolo per intervenire. La pubblicità sanitaria commerciale, così com’è oggi sui social, non è accettabile".

Il rischio è che il marketing finisca per contaminare anche altre specialità mediche?

"Sta già succedendo. Penso alla chirurgia robotica: una tecnologia straordinaria, ma spesso usata come specchietto per le allodole. In certi casi non offre alcun vantaggio reale, anzi sarebbe deleteria, ma viene pubblicizzata perché richiama i pazienti attratti da quello che pensano essere l’ultimo ritrovato tecnologico. Anche qui la pubblicità la fanno i medici, non altri".

Che messaggio urgente vuole lanciare?

"Che bisogna smettere di far finta di niente. La colpa non è solo dei pazienti. Serve una regolamentazione seria, perché la salute non può essere governata da like, filtri e prezzi stracciati".

Sanità, Marino (Unindustria): "Tariffe uniformi e regole chiare a tutela dei cittadini"

28 Jan 2026, 16:32
Sanità, Marino (Unindustria):

La sezione Sanità di Unindustria torna a sollecitare interventi urgenti e strutturali per garantire equità di accesso alle cure, qualità delle prestazioni e certezza delle regole nel comparto della sanità privata e accreditata. Il ruolo concreto e imprescindibile svolto dal settore come supporto fondamentale al servizio sanitario pubblico - informa una nota - è stato evidenziato oggi al Club House di Montecitorio a Roma, in un incontro con la stampa promosso dall'Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata (Uap), che riunisce tutte le principali sigle del comparto della sanità privata e accreditata.

"La sanità privata e accreditata - afferma Luca Marino, vice presidente della sezione Sanità di Unindustria - rappresenta oggi un pilastro imprescindibile del Servizio sanitario nazionale: senza il nostro contributo quotidiano sarebbe impossibile garantire tempi di risposta adeguati e continuità assistenziale. I cittadini riconoscono il valore dei nostri servizi in termini di competenza, accuratezza e velocità, ma per continuare a svolgere efficacemente questo ruolo servono regole certe, tariffe adeguate e condizioni di operatività omogenee su tutto il territorio nazionale. E' impellente - sottolinea - dotare finalmente il Paese di un nuovo tariffario nazionale della specialistica ambulatoriale che elimini le forti differenze tra le varie Regioni e garantisca a tutti i cittadini le stesse possibilità di cura e gli stessi diritti di accesso, indipendentemente dal luogo in cui vivono. Non è accettabile che la qualità delle prestazioni sanitarie cambi da territorio a territorio".

Ogni giorno, sottolinea Unindustria, la sanità provata e accredita "consente di ridurre le liste d'attesa, ampliare l'offerta di prestazioni e garantire risposte tempestive ai bisogni di salute dei cittadini. Una funzione riconosciuta anche dalla stessa utenza, che percepisce i servizi della sanità privata come caratterizzati da elevati livelli di accuratezza, professionalità e rapidità di accesso, elementi oggi essenziali per assicurare continuità e qualità delle cure".

Nel corso dell'incontro - riporta la nota - è stato inoltre sottolineato come un'eventuale riduzione o cessazione dei servizi erogati dalla sanità privata e accreditata avrebbe conseguenze gravissime sull'intero Ssn, con un inevitabile aumento delle liste d'attesa, un sovraccarico insostenibile per le strutture pubbliche e una drastica riduzione della capacità di risposta ai bisogni di salute della popolazione, con ricadute dirette sulla tutela del diritto alla cura.

Inoltre, "è indispensabile chiarire e regolamentare in modo uniforme il ruolo delle farmacie dei servizi - evidenzia Marino - assicurando che le prestazioni vengano erogate con regole uguali per tutti, controlli adeguati e standard di sicurezza certi. La tutela della salute dei cittadini deve essere garantita ovunque e sempre, senza zone grigie o disparità di trattamento. E' urgente aprire una riflessione seria sulle ricadute del Ddl Concorrenza sulla sanità privata e accreditata, affinché le nuove regole non penalizzino un settore che rappresenta una componente fondamentale del Servizio sanitario nazionale e un presidio essenziale per la qualità delle cure".

La sezione Sanità di Unindustria, insieme al Uap e alle altre sigle promotrici, ribadisce la disponibilità al confronto con le istituzioni per costruire un sistema sanitario più equo, sicuro e vicino ai bisogni dei cittadini.

La voce delle donne con cancro al seno arriva all'Olimpiade culturale Milano-Cortina

28 Jan 2026, 14:56
La voce delle donne con cancro al seno arriva all'Olimpiade culturale Milano-Cortina

A pochi giorni dalla Giornata mondiale contro il cancro, il 4 febbraio, a dare voce alle donne con tumore al seno metastatico è l'Olimpiade culturale di Milano-Cortina 2026. Parte da qui 'Due di noi sul divano rosa', iniziativa promossa da Gilead Sciences Italia con Europa Donna Italia. Un 'divano rosa' per ospitare e raccogliere le testimonianze delle donne che convivono con il tumore al seno metastatico. Un'iniziativa che ha raccolto il plauso congiunto e il sostegno delle istituzioni a livello parlamentare, della Regione Lombardia e della Città Metropolitana di Milano. "L'apertura dei Giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026 - afferma Domenico De Maio, Education & Cultural Director della Fondazione Milano Cortina 2026 - rappresenta un momento di grande visibilità e partecipazione collettiva, e proprio per questo offre un'opportunità preziosa per accendere un faro su temi di salute che riguardano da vicino la vita di molte persone. 'Due di noi sul divano rosa' unisce informazione, consapevolezza e testimonianze dirette. La presenza di sportive e sportivi che hanno vissuto l'esperienza del tumore al seno rende questo messaggio ancora più potente e autentico. Anche questo il valore che Milano-Cortina 2026 intende sostenere: usare lo sport e i grandi eventi come piattaforme per generare consapevolezza e impatto sociale positivo". L'iniziativa è stata presentata oggi a Milano.

Le testimonianze, in un contesto come quello dell'Olimpiade culturale di Milano-Cortina 2026, veicolano un messaggio importante, spiega una nota: oggi, grazie alla ricerca e alle terapie innovative, la malattia metastatica può diventare una condizione con cui convivere più a lungo. Sempre più donne possono avere più tempo per guardare al futuro, fare progetti e continuare a vivere la propria quotidianità. Le donne che convivono con la malattia metastatica sono tenaci, determinate, resilienti. In questo senso, il parallelo con lo sport viene naturale: come gli atleti, queste donne sono protese ogni giorno, con disciplina ed energia, verso il loro obiettivo. "Le sfide che affrontano le donne che ricevono una diagnosi di tumore al seno metastatico sono difficili e solo con la determinazione, grazie alle terapie oggi disponibili, possono essere affrontate quotidianamente - aggiunge De Maio - L'Olimpiade culturale è felice di ospitare Gilead ed Europa Donna Italia e di portare i messaggi di queste donne all'attenzione di un pubblico ampio come il nostro. Anche questa è cultura e la cultura muove il mondo. Questa è la visione che il programma dell'Olimpiade culturale si pone: promuovere i valori olimpici, ma anche sostenere i temi della salute, dello stile di vita, dell’inclusione e dell'empowerment".

Sul divano rosa si avvicenderanno donne con tumore al seno metastatico per lanciare messaggi importanti. I contributi, che saranno disponibili sui social Facebook e Instagram di Europa Donna Italia e Instagram @gileadperledonne, potranno essere di sostegno e aiuto a tutte le donne che stanno affrontando lo stesso percorso. Le testimonianze parlano di donne con tumore al seno metastatico che oggi, grazie alla ricerca, sono donne che riescono a convivere con la malattia, a vivere con una buona qualità di vita e che riescono a condurre lavoro, famiglia, passioni.

"Il fattore determinante il progresso terapeutico è stato il riconoscimento che il tumore al seno non è una malattia unica, ma profondamente eterogenea. Oggi distinguiamo almeno tre sottotipi biologici - triplo negativo, con recettori ormonali positivi e Her2-positivo - e questa classificazione ci permette di personalizzare le cure", sottolinea Valentina Guarneri, direttore Uo Oncologia 2 dell'Istituto oncologico veneto Irccs e professore ordinario di Oncologia medica all'università di Padova. "Avere più tempo - evidenzia - significa avere più possibilità di accesso a nuove terapie. La ricerca oggi è estremamente attiva, abbiamo moltissimi studi in corso. Ma la ricerca ha bisogno di tempo: non solo per dimostrare che un trattamento funziona, ma anche per valutarne la sicurezza e l'impatto sulla qualità della vita. Perché l'obiettivo non è solo dare più tempo alle nostre pazienti, ma dare un tempo di qualità. Oggi abbiamo testimonianze straordinarie di donne che convivono con una malattia metastatica continuando a lavorare, viaggiare, fare progetti. Questo è forse il risultato più significativo del progresso scientifico".

La ricerca - ricorda la nota - apre a nuove terapie sempre più mirate ed efficaci nel trattamento del tumore al seno metastatico; fondamentale rimane l'impegno per riuscire a rendere l'accesso alle cure veloce ed equo su tutto il territorio. Valorizzare e dare spazio a questo messaggio è parte dell'impegno di Europa Donna Italia che ha preso parte e dato il patrocinio a 'Due di noi sul divano rosa', ritenendo importante presidiare tutti i canali di comunicazione per amplificare i bisogni delle donne. Il lavoro delle associazioni di pazienti procede di pari passo all'impegno delle istituzioni che sostengono le iniziative volte a creare consapevolezza e conoscenza su temi che ancora troppo spesso sono confinati a contesti specifici.

"Siamo grate alla ricerca, che sta aprendo la strada a terapie sempre più mirate ed efficaci per il trattamento del tumore al seno metastatico - rimarca Rosanna D'Antona, presidente di Europa Donna Italia - Come associazione di pazienti, però, chiediamo con forza alle istituzioni che l'accesso alle nuove cure sia tempestivo e uniforme su tutto il territorio nazionale. L'iniziativa 'Due di noi sul divano rosa', a cui abbiamo concesso il patrocinio, ha il merito di dare voce alle 55mila donne che oggi in Italia convivono con la malattia in fase avanzata, evidenziando i loro bisogni. Poter fare informazione sul tumore al seno metastatico da un palcoscenico rilevante come quello delle Olimpiadi culturali è un'occasione preziosa; il nostro compito è far seguire alla sensibilizzazione azioni concrete e condivise, capaci di unire mondo scientifico e istituzioni in un impegno comune a favore delle pazienti".

Il progetto - prosegue la nota - fa parte di un percorso che mira a portare temi di salute anche in contesti non tradizionalmente legati a questo ambito, per fare cultura su argomenti ancora poco conosciuti. "Dal 2021 Gilead ha scelto di dare voce alle donne con tumore al seno metastatico e lo ha fatto in molteplici contesti, andando oltre la comunicazione tradizionale - dichiara Frederico Da Silva, amministratore delegato di Gilead Sciences Italia - Crediamo che arte, cultura e sport siano strumenti importanti per generare consapevolezza e cambiamento. Contesti come le Olimpiadi Culturali, che ringraziamo di averci ospitato, rappresentano opportunità importanti affinché si riconosca, si investa e si preservi ciò che davvero genera progresso, benessere, salute: l'innovazione. Questo è un invito all'azione, affinché tutti noi possiamo lavorare collettivamente per mantenere il flusso di innovazione in Italia a beneficio dei pazienti che ne hanno bisogno".

'Due di noi sul divano rosa' sarà presente presso la sede di Europa Donna Italia a Milano a partire dal 6 febbraio, giorno di apertura ufficiale delle Olimpiadi invernali, per proseguire poi verso altre occasioni che, nel corso dell'anno, contribuiranno a tenere accesi i riflettori sui temi dell'innovazione in salute e del tumore al seno metastatico.

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