Protezione civile, domani nevicate sopra i 400 metri e pericolo
ghiaccio...
Sindacati denunciano, 'è stata una vera e propria rivolta'...

Ore di angoscia nelle comunità di Rosà e Tezze sul Brenta (Vicenza) dopo la scomparsa di Antonio Menegon, ingegnere 78enne consulente nella battaglia contro gli autovelox irregolari, di cui non si sa più niente da alcuni giorni. Menegon, che abita a Tezze sul Brenta, da anni gestisce una galleria d’arte in via Garibaldi a Rosà. Ed è proprio qui, nel suo ufficio, che i carabinieri e i vigili del fuoco, allertati per le ricerche, hanno trovato le chiavi di casa, un pc ancora acceso, il telefono cellulare e, all’esterno dello stabile, il furgone e l’auto dell’ingegnere.
Di Menegon non si hanno più notizie dal 2 gennaio scorso. L'ingegnere è noto a livello nazionale per il suo ruolo di consulente tecnico di procure e di associazioni dei consumatori e di automobilisti nelle questioni che riguardano gli autovelox non omologati. Fu sua la perizia che, per conto della procura dei Cosenza, due anni fa portò al sequestro di centinaia di apparecchi non omologati in tutta Italia.
La sorella e il cognato di Menegon, che è vedovo, hanno presentato formale denuncia di scomparsa, dopo che le ricerche dei vigili del fuoco svolte a casa e nella galleria d’arte che gestisce a Rosà, non hanno dato esito. Nessuna traccia nemmeno al piano superiore, dove Menegon ha allestito il suo studio professionale. A infittire il mistero il fatto che le chiavi di casa siano state ritrovate nello studio e che il suo furgone risulti regolarmente parcheggiato.
Le ricerche sono svolte in tutte le direzioni e non si esclude alcuna ipotesi, dal momento che Menegon, proprio per il suo ruolo, in passato è stato oggetto di minacce e dell’incendio dell'auto.
"Vista l'anomalia della scomparsa e la preoccupazione dei suoi cari chiediamo a chiunque abbia visto qualcosa di segnalarlo alle forze dell'ordine", è l'appello lanciato tramite Rete Veneta dalla sindaca di Rosà Elena Mezzalira. Anche il sindaco di Tezze, Luigi Pellanda, si mostra sconvolto. "E' un'amara sorpresa, la comunità è scossa perché non si sa dove è andato a finire", dice, intervistato anche lui da Rete Veneta.
"Se qualcuno lo ha sentito, o ha notizie certe e verificabili sul suo stato di salute e sul fatto che stia bene, chiediamo di farcelo sapere in modo riservato. Niente supposizioni, niente commenti inutili. Solo informazioni affidabili", è l'appello invece lanciato da Altvelox, con cui l'ingegnere veneto collabora da tempo. "Ci ha chiamato venerdì 2 gennaio alle 14.45 - scrive l'associazione su Fb - Lo avevamo richiamato pochi minuti dopo e poi ancora altre volte sino a ieri ma senza alcuna sua risposta". "Antonio è la persona che, con il suo lavoro, ha contribuito in modo decisivo a portare la Procura di Cosenza ai sequestri del T-Exspeed 2.0 su scala nazionale. A lui chiedevamo consigli e verifiche, perché sapeva tenere insieme tecnica, fatti e documenti, senza slogan", continua Altvelox, che poi conclude: "In certi momenti il lavoro passa in secondo piano, e resta solo l’essenziale: la persona, l'amico" e "speriamo, davvero, di poter dire presto che Antonio sta bene".

"La Groenlandia appartiene al suo popolo". Lo hanno affermato in una dichiarazione congiunta i leader di Italia (Giorgia Meloni), Francia (Emmanuel Macron), Germania (Friedrich Merz), Polonia (Donald Tusk), Spagna (Pedro Sánchez), Regno Unito (Keir Starmer) e Danimarca (Mette Frederiksen).
Nella nota i leader affermano che "la sicurezza artica rimane una priorità chiave per l’Europa e per la sicurezza internazionale e transatlantica" e sottolineano che la Nato ha chiarito che la regione artica è prioritaria[1], con gli Alleati europei che "stanno intensificando la presenza, le attività e gli investimenti per mantenere l’Artico sicuro e scoraggiare gli avversari". Ricordano inoltre che "il Regno di Danimarca – inclusa la Groenlandia – fa parte della Nato" e ribadiscono che "la sicurezza nell’Artico deve essere ottenuta collettivamente, insieme agli alleati della Nato", compresi gli Stati Uniti, rispettando i principi della Carta delle Nazioni Unite, tra cui la sovranità, l’integrità territoriale e l’inviolabilità dei confini: "Questi sono principi universali, e non smetteremo di difenderli".
I leader evidenziano anche il ruolo degli Stati Uniti come "partner essenziale in questo impegno", sia come alleato Nato sia attraverso l’accordo di difesa tra il Regno di Danimarca e gli Stati Uniti del 1951. Ribadiscono infine che "spetta alla Danimarca e alla Groenlandia, e solo a loro, decidere sulle questioni che le riguardano".
Le rivendicazioni degli Stati Uniti sulla Groenlandia rappresentano la "posizione formale del governo Usa", ha intanto affermato alla Cnn Stephen Miller, vice capo dello staff del presidente Donald Trump, escludendo tuttavia la possibilità di un conflitto militare sull’isola artica. Secondo Miller, "nessuno combatterà militarmente gli Stati Uniti per il futuro della Groenlandia" e ha sostenuto che l’isola dovrebbe far parte degli Stati Uniti, sottolineando la necessità di controllarla per motivi di sicurezza nazionale e di influenza sull’Artico.
Miller ha messo in dubbio la sovranità della Danimarca sul territorio, definendolo una possibile "colonia danese" e chiedendo su quali basi legali l’isola appartenga a Copenaghen. La Groenlandia, pur essendo parte del Regno di Danimarca, gode di ampia autonomia e non fa parte dell’Unione Europea; la sua posizione strategica è legata sia alle risorse naturali sia al controllo militare dell’Artico.
L’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump starebbe lavorando a un possibile accordo diretto con la Groenlandia, valutando l’ipotesi di escludere la Danimarca dal negoziato, nel tentativo di rafforzare l’influenza americana sull’isola artica. Secondo quanto rivelato da The Economist, Washington avrebbe preso in considerazione la proposta di un "Compact of Free Association" ('Trattato di Libera Associazione") (Cofa), un’intesa già utilizzata dagli Stati Uniti con alcuni piccoli Paesi del Pacifico, che consentirebbe alle forze armate statunitensi di operare liberamente sul territorio in cambio di vantaggi economici e commerciali.
L’accordo, descritto da funzionari americani come un’intesa "vantaggiosa" per la Groenlandia, garantirebbe accesso privilegiato al mercato statunitense e possibili investimenti, rafforzando al contempo la presenza strategica degli Stati Uniti nell’Artico. Secondo il quotidiano britannico, l’amministrazione Trump avrebbe cercato contatti diretti con il governo groenlandese, senza passare da Copenaghen, incontrando finora resistenze sia da parte delle autorità locali sia da parte danese.
Da parte sua il primo ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, esortando nuovamente gli Stati Uniti ad affrontare in modo diplomatico la questione del territorio. "Devo ancora una volta sollecitare gli Stati Uniti a cercare un dialogo rispettoso attraverso i corretti canali diplomatici e politici, utilizzando i forum già esistenti e basandosi sugli accordi attualmente in vigore con Washington", ha dichiarato.
"In una situazione in cui il presidente degli Stati Uniti ha ribadito che Washington è molto seria sulla Groenlandia, questo sostegno da parte dei nostri alleati della Nato è molto importante e inequivocabile", ha aggiunto Nielsen, riferendosi alla dichiarazione congiunta dei leader europei. Il premier groenlandese ha poi sottolineato che "il dialogo deve essere condotto nel rispetto del fatto che lo status della Groenlandia è radicato nel diritto internazionale e nel principio dell’integrità territoriale".
Le dichiarazioni arrivano dopo la presa di posizione di diversi leader europei, tra cui la premier Giorgia Meloni e il presidente francese Emmanuel Macron, che in una dichiarazione congiunta hanno affermato che "la Groenlandia appartiene al suo popolo". Secondo Nielsen, il sostegno degli alleati della Nato "significa molto" ed è "un segnale chiaro che integrità territoriale, sovranità e regole internazionali continuano ad applicarsi e a essere rispettate".
"La Groenlandia sembra ormai un problema risolto. L’Unione europea continuerà a fare ciò che i vassalli sanno fare meglio: 'osservare la situazione' e dimostrare doppi standard", ha scritto su X Kirill Dmitriev, rappresentante speciale del presidente russo per la cooperazione economica e gli investimenti internazionali e capo del Fondo russo per gli investimenti diretti, chiedendosi inoltre se "il Canada sarà il prossimo?".
Commentando un post che mostrava una mappa del mondo divisa in sfere di influenza tra il presidente statunitense Donald Trump, il presidente russo Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping, Dmitriev ha aggiunto che "è l’epoca della ridistribuzione delle sfere di influenza, mentre l’Ue 'segue attentamente' la situazione".

"La Groenlandia appartiene al suo popolo". Lo hanno affermato in una dichiarazione congiunta i leader di Italia (Giorgia Meloni), Francia (Emmanuel Macron), Germania (Friedrich Merz), Polonia (Donald Tusk), Spagna (Pedro Sánchez), Regno Unito (Keir Starmer) e Danimarca (Mette Frederiksen).
Nella nota i leader affermano che "la sicurezza artica rimane una priorità chiave per l’Europa e per la sicurezza internazionale e transatlantica" e sottolineano che la Nato ha chiarito che la regione artica è prioritaria[1], con gli Alleati europei che "stanno intensificando la presenza, le attività e gli investimenti per mantenere l’Artico sicuro e scoraggiare gli avversari". Ricordano inoltre che "il Regno di Danimarca – inclusa la Groenlandia – fa parte della Nato" e ribadiscono che "la sicurezza nell’Artico deve essere ottenuta collettivamente, insieme agli alleati della Nato", compresi gli Stati Uniti, rispettando i principi della Carta delle Nazioni Unite, tra cui la sovranità, l’integrità territoriale e l’inviolabilità dei confini: "Questi sono principi universali, e non smetteremo di difenderli".
I leader evidenziano anche il ruolo degli Stati Uniti come "partner essenziale in questo impegno", sia come alleato Nato sia attraverso l’accordo di difesa tra il Regno di Danimarca e gli Stati Uniti del 1951. Ribadiscono infine che "spetta alla Danimarca e alla Groenlandia, e solo a loro, decidere sulle questioni che le riguardano".
Le rivendicazioni degli Stati Uniti sulla Groenlandia rappresentano la "posizione formale del governo Usa", ha intanto affermato alla Cnn Stephen Miller, vice capo dello staff del presidente Donald Trump, escludendo tuttavia la possibilità di un conflitto militare sull’isola artica. Secondo Miller, "nessuno combatterà militarmente gli Stati Uniti per il futuro della Groenlandia" e ha sostenuto che l’isola dovrebbe far parte degli Stati Uniti, sottolineando la necessità di controllarla per motivi di sicurezza nazionale e di influenza sull’Artico.
Miller ha messo in dubbio la sovranità della Danimarca sul territorio, definendolo una possibile "colonia danese" e chiedendo su quali basi legali l’isola appartenga a Copenaghen. La Groenlandia, pur essendo parte del Regno di Danimarca, gode di ampia autonomia e non fa parte dell’Unione Europea; la sua posizione strategica è legata sia alle risorse naturali sia al controllo militare dell’Artico.
L’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump starebbe lavorando a un possibile accordo diretto con la Groenlandia, valutando l’ipotesi di escludere la Danimarca dal negoziato, nel tentativo di rafforzare l’influenza americana sull’isola artica. Secondo quanto rivelato da The Economist, Washington avrebbe preso in considerazione la proposta di un "Compact of Free Association" ('Trattato di Libera Associazione") (Cofa), un’intesa già utilizzata dagli Stati Uniti con alcuni piccoli Paesi del Pacifico, che consentirebbe alle forze armate statunitensi di operare liberamente sul territorio in cambio di vantaggi economici e commerciali.
L’accordo, descritto da funzionari americani come un’intesa "vantaggiosa" per la Groenlandia, garantirebbe accesso privilegiato al mercato statunitense e possibili investimenti, rafforzando al contempo la presenza strategica degli Stati Uniti nell’Artico. Secondo il quotidiano britannico, l’amministrazione Trump avrebbe cercato contatti diretti con il governo groenlandese, senza passare da Copenaghen, incontrando finora resistenze sia da parte delle autorità locali sia da parte danese.
Da parte sua il primo ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, esortando nuovamente gli Stati Uniti ad affrontare in modo diplomatico la questione del territorio. "Devo ancora una volta sollecitare gli Stati Uniti a cercare un dialogo rispettoso attraverso i corretti canali diplomatici e politici, utilizzando i forum già esistenti e basandosi sugli accordi attualmente in vigore con Washington", ha dichiarato.
"In una situazione in cui il presidente degli Stati Uniti ha ribadito che Washington è molto seria sulla Groenlandia, questo sostegno da parte dei nostri alleati della Nato è molto importante e inequivocabile", ha aggiunto Nielsen, riferendosi alla dichiarazione congiunta dei leader europei. Il premier groenlandese ha poi sottolineato che "il dialogo deve essere condotto nel rispetto del fatto che lo status della Groenlandia è radicato nel diritto internazionale e nel principio dell’integrità territoriale".
Le dichiarazioni arrivano dopo la presa di posizione di diversi leader europei, tra cui la premier Giorgia Meloni e il presidente francese Emmanuel Macron, che in una dichiarazione congiunta hanno affermato che "la Groenlandia appartiene al suo popolo". Secondo Nielsen, il sostegno degli alleati della Nato "significa molto" ed è "un segnale chiaro che integrità territoriale, sovranità e regole internazionali continuano ad applicarsi e a essere rispettate".
"La Groenlandia sembra ormai un problema risolto. L’Unione europea continuerà a fare ciò che i vassalli sanno fare meglio: 'osservare la situazione' e dimostrare doppi standard", ha scritto su X Kirill Dmitriev, rappresentante speciale del presidente russo per la cooperazione economica e gli investimenti internazionali e capo del Fondo russo per gli investimenti diretti, chiedendosi inoltre se "il Canada sarà il prossimo?".
Commentando un post che mostrava una mappa del mondo divisa in sfere di influenza tra il presidente statunitense Donald Trump, il presidente russo Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping, Dmitriev ha aggiunto che "è l’epoca della ridistribuzione delle sfere di influenza, mentre l’Ue 'segue attentamente' la situazione".

Basta guardarsi intorno - camminando per strada, o sostando per un po' in una stanza affollata - e salterà sicuramente all'occhio qualcuno intento a rosicchiarsi le unghie, qualche altro a tormentarsi nervosamente le pellicine. Sono piccole manie a cui spesso non si riesce a resistere, quasi sfuggissero al controllo. Porvi fine è spesso uno dei buoni propositi di inizio anno. Ma perché le mettiamo in atto senza poter smettere di farlo? Secondo una nuova analisi psicologica, questi comportamenti 'autolesionistici' hanno qualcosa in comune, un meccanismo che ha a che fare con l'istinto di sopravvivenza. Rientrano nell'identikit anche insospettabili atteggiamenti in cui spesso ci ritroviamo imprigionati: procrastinare impegni e progetti, persino 'ghostare' qualcuno (sparire senza spiegazioni), in quanto classiche forme di 'autosabotaggio'.
All'apparenza dunque si tratterebbe di condotte totalmente inutili. In realtà, spiega lo psicologo clinico Charlie Heriot-Maitland, "il cervello usa piccoli danni", tipo questi, "come dose protettiva per prevenire danni ulteriori". In altre parole, la nostra mente preferisce affrontare una minaccia nota, più piccola e controllata, piuttosto che la possibilità di una minaccia più grande, sconosciuta e fuori controllo.
Sebbene questi comportamenti possano sembrare controintuitivi, analizza l'esperto Uk, hanno un effetto preventivo. E derivano da meccanismi evolutivi di sopravvivenza. Heriot-Maitland, nel libro 'Controlled Explosions in Mental Health', esplora le necessità biologiche alla base delle condotte dannose. Per fare un esempio, sostiene che qualcuno potrebbe procrastinare l'avvio di un progetto causandosi un danno, ma cercando di prevenire un impatto più grave, come un fallimento o un rifiuto. "Il nostro cervello - argomenta - è una macchina per la sopravvivenza. È programmato non per ottimizzare la nostra felicità e il nostro benessere, ma per mantenerci in vita. Ha bisogno che viviamo in un mondo prevedibile. Non ama le sorprese. Non vuole che ci facciamo cogliere impreparati".
"Essere esposti a minacce e pericoli è già di per sé un grave problema - prosegue - ma la condizione di maggiore vulnerabilità per noi esseri umani è quella di essere esposti a minacce imprevedibili. Il nostro cervello non può permetterlo e interviene per fornirci versioni più controllate e prevedibili della minaccia. Preferirebbe" quindi "che fossimo noi stessi arbitri della nostra rovina piuttosto che rischiare di essere travolti da qualcosa di esterno". E' il principio fondamentale alla base del meccanismo di protezione. La scienza alla base di questa teoria si basa sull'evoluzione del cervello umano, che mira principalmente alla sopravvivenza piuttosto che alla felicità. Il cervello è programmato per individuare il pericolo ovunque, il che ha aiutato la specie a sopravvivere. Tuttavia, ora siamo più sensibili a qualsiasi potenziale sofferenza all'orizzonte, fisica o emotiva.
Lo psicologo suggerisce che questa tattica evolutiva del 'prevenire è meglio che curare' si nasconde dietro diverse scelte che facciamo. Un esempio è quando evitiamo qualcuno, invece di affrontare il potenziale rifiuto, quindi un danno ritenuto più grande. "Il nostro cervello si è evoluto per favorire la percezione della minaccia, anche quando non ce n'è una, al fine di suscitare in noi una risposta protettiva. Abbiamo tutti ereditato un sistema di rilevamento e risposta alle minacce altamente sensibile", riflette Heriot-Maitland.
Tra i comportamenti 'auto-sabotanti' più comuni rientrano la procrastinazione, il perfezionismo e il pessimismo. Il perfezionismo opera in modo simile alla procrastinazione, ma attraverso meccanismi diversi. Mentre procrastinare distoglie l'attenzione dai compiti, i perfezionisti usano un'iperconcentrazione e attenzione ai dettagli nella speranza di garantire che non vengano commessi errori. La motivazione principale è spesso quella di evitare il fallimento, ma ciò espone il perfezionista al rischio di stress e burnout.
L'autocritica rappresenta un'altra forma di autosabotaggio, sia che si tratti di cercare di migliorarsi o di incolparsi per creare un senso di autonomia e controllo: tutti questi comportamenti implicano un dirottamento neurologico in cui il sistema di risposta alle minacce del cervello coopta funzioni cognitive superiori, come l'immaginazione e il ragionamento. Il sistema di minaccia utilizza queste funzioni cognitive, spiega lo psicologo, ed è per questo che quando proviamo paura, la nostra immaginazione può essere immediatamente inondata di scenari predittivi correlati. Uno dei problemi dei comportamenti auto-sabotanti, sottolinea Heriot-Maitland, è che spesso diventano profezie che si autoavverano: "Se pensiamo di non essere molto bravi in qualcosa, potremmo non impegnarci al massimo e finire per ottenere risultati peggiori. Oppure, se pensiamo di non piacere a qualcuno e lo evitiamo, allora la nostra paura del rifiuto potrebbe aver ostacolato la creazione di una relazione".
Come eliminare questi 'vizi'? Anche se possiamo riconoscere che non sono utili, per affrontarli è necessario prima comprenderne la funzione protettiva, anziché cercare semplicemente di eliminarli. Heriot-Maitland utilizza la metafora delle 'esplosioni controllate': sono qualcosa che si mette in atto per "proteggere" qualcosa di più grande, "legato a un'esperienza di vita difficile: una minaccia, un trauma. Però ci danneggiano: non dobbiamo perdere di vista nemmeno questo". Gli interventi psicologici efficaci si concentrano sull'elaborazione del dolore emotivo sottostante, afferma l'esperto riconoscendo che difficilmente si tratterà di una "soluzione rapida".
La via d'uscita dal circolo vizioso dell'auto-sabotaggio, suggerisce, non passa attraverso una maggiore autocritica, che aggrava percorsi neurali ormai logori, ma attraverso l'autocompassione. Per sfruttare la plasticità del cervello e apprendere nuove abitudini meno dannose, le persone devono scegliere deliberatamente di riconoscere e comprendere prima il comportamento: "Instillare tali motivazioni compassionevoli nel processo non è scontato. Richiede tempo, impegno e intenzionalità. Non vogliamo combattere questi comportamenti, ma nemmeno placarli e lasciare che continuino a dettare legge e sabotare le nostre vite. Abbiamo delle scelte da fare".
Orsa Tpl: 'salari fermi, turni massacranti e un integrativo senza
risposte'...
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culturale della città'...

La sonnolenza, specie dopo pranzi e cenoni impegnativi, come quelli delle recenti feste, ha cause molteplici: la combinazione di pietanze ricche di carboidrati e grassi, il consumo di alcol e gli orari disordinati provocano stanchezza, torpore e interferiscono con il ciclo sonno-veglia. "Assopirsi per qualche decina di minuti, occasionalmente, non è dannoso". Nella maggior parte dei casi, la sonnolenza postprandiale "è un fenomeno fisiologico, ma quando diventa eccessiva può essere utile approfondire con il medico", avvertono gli esperti del portale 'Dottore ma è vero che...?' curata dalla Fnomceo (Federazione nazionale Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri)
Spesso si attribuisce questo fenomeno alla digestione, ipotizzando che il flusso sanguigno si concentri sullo stomaco e sull’apparato digerente a scapito del cervello. "Si tratta però di una credenza popolare - spiegano gli esperti - Se fosse vera, infatti, avremmo sonno anche durante l’attività fisica, quando il maggior afflusso di sangue è diretto ai muscoli". Tra i fattori coinvolti spiccano i ritmi circadiani, sono le naturali oscillazioni di più funzioni corporee (temperatura corporea, ormoni, metabolismo) nell’arco delle 24 ore. Dopo il picco mattutino necessario per svegliarsi, questo ritmo rallenta nel pomeriggio. Giocano un ruolo anche: la spinta al sonno (o colpo di sonno) che aumenta con il tempo trascorso da svegli, per questo capita dopo pranzo o cena e non dopo la colazione; il rallentamento dell’attività cerebrale - anche le funzioni cognitive diventano meno intense dopo mangiato - e le variazioni ormonali dato che diminuiscono gli ormoni associati allo stato di allerta e aumentano quelli che favoriscono il sonno (melatonina e serotonina).
Una lieve sonnolenza dopo i pasti è fisiologica. "Se però è intensa e accompagnata da nausea, vertigini o difficoltà di concentrazione- suggeriscono - meglio approfondire con il medico di medicina generale. L’assopimento potrebbe segnalare condizioni patologiche in corso, come diabete, ipotiroidismo, anemia, disturbi digestivi". In particolare, l’anemia causata da carenza di ferro, può compromettere la qualità del sonno notturno, provocando anche crampi e sindrome delle gambe senza riposo. Anche l’alcol è causa di letargia, ma produce un sonno notturno frammentato. Un brindisi durante le feste non si nega, ma attenzione a non esagerare con aperitivi e amari. A questo proposito, "l’amaro dopo un pasto - ricordano gli esperti - non fa digerire e ai bambini è vietato anche far assaggiare un goccio di spumante durante il brindisi".
Sul ruolo dei cibi, anche se gli studi sull’alimentazione sono difficili da svolgere e che quindi è spesso difficile arrivare a conclusioni definitive, i medici osservano che, in generale, "sembrerebbe che la sensazione di sonno aumenti quando si consumano cibi ricchi di grassi saturi (come fritture con burro, formaggi stagionati, carni rosse o lavorate) e carboidrati (come pane raffinato, dolci, succhi di frutta) che, facendo aumentare rapidamente la glicemia, possono provocare anche stanchezza". Inoltre, diversi alimenti – tra cui pomodori, banane, uova – contengono la melatonina, l’ormone che regola il ciclo sonno-veglia e favorisce l’addormentamento, ma perché abbiano un impatto bisogna mangiarne in grandissime quantità. Una dieta 'plant based', cioè a base vegetale, sembrerebbe impattare meno sulla sonnolenza postprandiale .
Per limitare il rischio di addormentarsi sul divano subito dopo il dessert, i medici elencano alcuni accorgimenti: nelle ricette con i carboidrati, come la pasta o i risotti, è bene dosare con equilibrio i condimenti e non esagerare con le quantità. Sono utili anche porzioni più piccole, da assaporare con un ritmo più lento e fermandosi prima di sentirsi sazi, senza affrettarsi nel chiedere un ‘bis’. Anche mantenersi idratati aiuta a sentirsi meno stanchi: bere acqua durante i pasti, e non solo, favorisce la regolarità intestinale. Consumare invece troppo caffè potrebbe alterare l’addormentamento la sera. Subito dopo il pasto, fare una camminata accelera la digestione e impedisce la formazione di gas intestinali; sono sufficienti quindici minuti.
In generale, "non solo durante le feste - concludono gli esperti - è bene curare la qualità e la durata del sonno e praticare regolarmente attività fisica per prevenire la stanchezza. E, naturalmente, se avvertiamo sonnolenza, è sconsigliato mettersi alla guida".

Torna in campo la Roma. I giallorossi sfidano oggi, martedì 6 gennaio, il Lecce nella trasferta della 19esima giornata di Serie A - in diretta tv e streaming. La squadra di Gasperini arriva alla trasferta del Via del Mare dopo la sconfitta con l'Atalanta a Bergamo, che si è imposta 1-0 grazie al gol di Scalvini, mentre i salentini di Di Francesco hanno pareggiato all'Allianz Stadium di Torino 1-1 contro la Juventus.
La sfida tra Lecce e Roma è in programma oggi, martedì 6 gennaio, alle ore 18. Ecco le probabili formazioni:
Lecce (4-3-3): Falcone; Perez, Gaspar, Tiago Gabriel, Gallo; Kaba, Ramadani, Maleh; Pierotti, Stulic, Banda. All. Di Francesco
Roma (3-4-2-1): Svilar; Celik, Ziolkowski, Ghilardi; Wesley, Cristante, Koné, Tsimikas; Soulé, Dybala; Dovbyk. All. Gasperini
Lecce-Roma sarà trasmessa in diretta televisiva sui canali Dazn, visibili tramite smart tv, ma anche su quelli SkySport. Il match sarà inoltre disponibile sull'app SkyGo, su NOW e sulla piattaforma web Dazn.

Ci sono stagioni che non appartengono solo alla storia dello sport, ma diventano memoria collettiva. Il 1996 è una di queste. La nuova produzione originale firmata Sky Sport '1996, L’anno di Del Piero' è un racconto intenso e coinvolgente che rievoca il periodo in cui Alessandro Del Piero diventa leggenda del calcio mondiale, definito da lui stesso l’anno che gli cambiò la vita. Appuntamento con il primo episodio oggi, martedì 6 gennaio, alle 17.15 e alle 22.15 su Sky Sport Uno, alle 20 (dopo Lecce-Roma) e a mezzanotte su Sky Sport Calcio, in streaming su NOW e disponibile on demand. Lunedì 12 gennaio seguirà il secondo episodio.
La voce narrante è quella di Alessandro Del Piero, in una sorta di monologo-flusso di coscienza, che pronuncia in piedi, al centro dello studio, circondato dalle immagini e dai contributi d’archivio di quella storica stagione. Il protagonista guardando, rivive momenti, spezzoni di interviste e telecronache, e ci porta dietro le quinte di quanto successo, con una prospettiva del tutto nuova, trent’anni dopo.
Attraverso la propria voce, il campione bianconero e azzurro ripercorre un momento magico della sua carriera svelando dettagli mai raccontati prima. Al centro della storia c’è la Champions League vinta a Roma al termine della finale contro l’Ajax e decisa ai calci di rigore: Del Piero è il capocannoniere della squadra in quella competizione e il simbolo di una Juventus giovane e affamata, capace di tornare sul tetto d’Europa dopo undici anni. Una notte indimenticabile, quella del 22 maggio 1996 all’Olimpico, culminata con Gianluca Vialli che alza la coppa.
Pochi mesi dopo arriva la consacrazione definitiva a Tokyo, con la vittoria della Coppa Intercontinentale contro il River Plate: è proprio un gol di Del Piero a regalare ai bianconeri il titolo di campioni del mondo per club. Nel racconto trovano spazio anche il rapporto con Roberto Baggio, che in quella stagione lasciò la Juventus per il Milan, la sfida contro il Real Madrid nei quarti di finale di Champions e i profondi cambiamenti della squadra. Una Juventus protagonista anche sul mercato, capace di rinnovarsi con innesti importanti come Zidane e Boksic, dopo aver salutato figure chiave come Vialli e Ravanelli, aprendo così un nuovo ciclo vincente. Il racconto prende forma grazie a una potente e accurata ricostruzione d’archivio, un vero e proprio museo virtuale, ricreato in studio anche per mezzo dell’intelligenza artificiale, che restituisce l’energia di un’epoca, la magia degli stadi, l’esplosione emotiva di un talento allora poco più che ventenne, già capace di affacciarsi alla scena internazionale.
Programmi televisivi, parole di compagni e avversari pre e post partita, recuperate in mesi di lavoro d'archivio. E poi, per entrare ancora meglio dentro al senso di quel 1996 per Del Piero e per il valore che quell’anno ha avuto per il calcio italiano e mondiale, ecco quattro contributi importanti che fungono da analisi storica che accompagna il grande numero 10 della Juventus. Stiamo parlando di quattro grandi giornalisti che, 30 anni fa, hanno vissuto quei momenti da cronisti, telecronisti e inviati e ne ripercorrono i dettagli e il contesto. Una vera e propria ricostruzione che non tocca solo il campo di calcio, ma anche i risvolti politici e sociali di quell’anno a metà dei ’90. E così ad alternarsi nelle due puntate ci sono due giornalisti televisivi che hanno raccontato agli italiani quelle imprese. Bruno Longhi, storica voce di Mediaset che raccontò la notte di Roma con la vittoria dell’ultima Champions League da parte della Juventus, e Massimo Marianella che sempre nel 1996, da Tokyo per Telepiù, fu il telecronista del gol con cui Del Piero decise la coppa Intercontinentale contro il River Plate.
A Tokyo - per Tuttosport - era inviato anche Darwin Pastorin che celebra quella Juventus e quel giovane campione raccontando molte storie raccolte giorno dopo giorno, vissute al fianco a quella squadra così vincente, guidata da Marcello Lippi. Infine, Paolo Condò, oggi una delle prime firme, commentatore di Sky Sport, ma che nel 1996 era inviato per la Gazzetta dello Sport al seguito dei più importanti eventi sportivi. '1996, L’anno di Del Piero' non è solo un programma televisivo sul calcio. È una storia di talento, destino e forte identità. Un omaggio al campione e a quell’attimo preciso in cui un calciatore diventa eterno.

La Befana porta freddo e neve sull'Italia secondo le previsioni meteo di oggi, 6 gennaio 2026. Avremo anche tanta pioggia tra Sardegna, Lazio e Campania; una giornata dell’Epifania con il maltempo.
Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it[1], conferma un ulteriore peggioramento delle condizioni meteo, con deboli o moderate nevicate a quote collinari (localmente qualche fiocco fino in pianura) in Emilia Romagna, con accumuli di 10-15 cm sull’Appennino Romagnolo; nevicherà in modo più intenso nelle Basse Marche con 25-30 cm in montagna ma con accumuli discreti fino a quote collinari; la dama bianca cadrà anche in Umbria, Toscana (qui in particolare sulle province di Arezzo e Siena), in Abruzzo e sull’appennino laziale: prudenza dunque su tutte le regioni centrali, soprattutto sulle strade che attraversano la dorsale appenninica.
Le temperature caleranno al Centro-Nord, saranno ancora decisamente eccezionali al Sud: si prevedono fino a 19 gradi in Sicilia, tra 15 e 18°C sul resto del meridione. Da mercoledì 7 gennaio il freddo dilagherà anche verso il Sud e porterà delle nevicate sugli Appennini meridionali oltre i 700-900 metri: sarà vero inverno ovunque.
Questo inizio 2026 con il botto, con un freddo stile anni ‘80, durerà però poco: da venerdì le temperature subiranno un repentino rialzo anche di 10°C e attenzione, a causa della neve caduta in montagna e in collina (che fonderà con l’aumento delle temperature) e in seguito alle piogge eccezionali di questi ultimi giorni sul Centro Italia (Lazio ed Abruzzo in primis), si teme un ulteriore aumento del rischio idraulico e idrogeologico su alcune regioni.
Un gennaio, dunque, diverso dal solito, con freddo polare ma anche con precipitazioni abbondanti: bizzarrie dell’inizio 2026, meglio controllare sempre il bollettino di criticità della Protezione Civile Nazionale (www.protezionecivile.gov.it), questo mese sembra decisamente anomalo e pericoloso.
NEL DETTAGLIO
Martedì 6. Al Nord: possibile neve a bassa quota su Emilia Romagna. Al Centro: piogge e neve in collina. Al Sud: piogge sparse.
Mercoledì 7. Al Nord: soleggiato, più nubi sulla Romagna. Al Centro: forti piogge e neve a bassa quota sulle adriatiche. Al Sud: piogge e temporali, neve in alta collina.
Giovedì 8. Al Nord: soleggiato; nevicate sulle Alpi di confine (specie Valle d’Aosta). Al Centro: poche nubi. Al Sud: ancora maltempo specie tra Calabria e Sicilia.
Tendenza: nuove piogge ma forte rialzo termico da venerdì (fino a 10°C in più).
La Juve torna in campo in Serie A. Oggi, martedì 6 gennaio, la squadra di Spalletti affronta il Sassuolo al Mapei Stadium nell'anticipo della diciannovesima giornata di campionato. I bianconeri, reduci dal pareggio contro il Lecce, vanno a caccia di 3 punti pesanti in ottica quarto posto Champions, mentre i neroverdi cercheranno di tornare a una vittoria che manca da un mese (ultimo successo il 6 dicembre, contro la Fiorentina). Ecco orario, probabili formazioni e dove vedere Sassuolo-Juve.
Ecco le probabili formazioni di Sassuolo-Juve, in campo stasera alle 20:45:
Sassuolo (4-3-3) Muric; Walukiewicz, Idzes, Muharemovic, Doug; Thorstvedt, Matic, Lipani; Fadera, Pinamonti, Laurienté. All. Grosso
Juventus (4-2-3-1) Di Gregorio; Kalulu, Bremer, Koopmeiners, Cambiaso; Locatelli, Thuram; Zhegrova, McKennie, Yildiz; David. All. Spalletti
Sassuolo-Juve sarà disponibile su Dazn, ma anche su Sky per gli abbonati con Zona Dazn (canale 214). Partita visibile in streaming sull'app di Dazn.

Vertice dei 'Volenterosi' per l'Ucraina, oggi, martedì 6 gennaio, a Parigi con per rendere più concreti gli impegni di sicurezza per l’Ucraina e pianificare una forza multinazionale in caso di cessate il fuoco con la Russia.
Nella capitale francese sono attesi il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj e oltre 27 leader internazionali, insieme ai negoziatori statunitensi di alto livello Steve Witkoff e Jared Kushner. Presente anche la premier Giorgia Meloni. L’obiettivo è rafforzare una posizione comune tra Ucraina, Europa e Stati Uniti, da presentare successivamente a Mosca.
I colloqui per porre fine al conflitto hanno subito un’accelerazione da novembre, ma finora emergono pochi segnali di apertura da parte russa. Le dispute territoriali restano il principale nodo irrisolto e i combattimenti continuano senza un rallentamento significativo.
Secondo una nota inviata alle 35 delegazioni partecipanti, il vertice si concentrerà sulla creazione di una forza multinazionale da dispiegare in Ucraina in caso di cessate il fuoco, in coordinamento con Kiev e con il supporto degli Stati Uniti. Sul tavolo anche un pacchetto più ampio di garanzie di sicurezza, inclusi impegni vincolanti in caso di una nuova aggressione russa.
Nel frattempo un attacco ucraino con droni ha colpito nella notte la città russa di Tver, causando un morto e due feriti. Lo ha riferito il governatore ad interim Vitaly Korolev, secondo cui frammenti di un drone abbattuto hanno innescato un incendio in un edificio residenziale: una persona è deceduta e altre due sono state soccorse sul posto. È stata avviata un’indagine sull’accaduto.
Il raid è avvenuto alla vigilia della riunione di Parigi tra i leader Volenterosi, volta a cercare un avanzamento su un piano per porre fine al conflitto. Il ministero della Difesa russo ha dichiarato che nella notte sono stati intercettati 129 droni ucraini in oltre 20 regioni, tra cui Bryansk e Belgorod, al confine con l’Ucraina.
Zelensky ieri ha rimosso il capo del servizio di sicurezza SBU, Vasyl Malyuk[1], in un ampio rimpasto dei vertici militari e di intelligence. Malyuk, coinvolto in operazioni chiave come l’attacco “Spiderweb” alle basi russe nel 2025, resterà comunque nella struttura in un nuovo ruolo. La mossa fa parte di una più ampia strategia di Kiev per accelerare l’efficacia difensiva mentre la guerra continua.

Non c'è soltanto la vecchina che di notte, calandosi dal camino, riempie di dolci o di carbone le calze lasciate dai bambini prima di andare a dormire. Non c'è soltanto la donna piegata su sé stessa che 'a bordo' di una scopa fa il giro delle case con il suo carico di delizie per tutti i palati. La nostra Befana, che arriva immancabile nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, nel mondo è in buona compagnia. Dagli elfi islandesi ai Re Magi spagnoli, infatti, sono tanti i modi in cui viene celebrata l'ultima notte delle feste, quella che segna di fatto la fine della pausa invernale. Il ricordo della visita dei re Magi a Gesù Bambino nella grotta di Betlemme - che nella tradizione popolare italiana è associata alla comparsa dell'anziana che 'vien di notte con le scarpe tutte rotte' - è celebrato in mille forme diverse da un Paese all'altro. Qualche esempio? Dal profondo Nord ai Paesi più vicine a noi - come la Spagna e la Francia - fioccano riti diversi, ciascuno con una sua peculiarità.
In Islanda, tanto per cominciare, l'Epifania è una questione di giorni. Tredici elfi nordici, chiamati Jólasveinar, ogni notte a partire dal 12 dicembre scendono uno a uno dalla montagna per fare scherzi e lasciare dolci ai bambini. Dopo il 25 dicembre, nei giorni che trascorrono dal Natale all'Epifania, compiono sempre uno a uno il percorso inverso tornando quindi a casa. Il 6 gennaio è il giorno in cui anche l'ultimo elfo lascia la città. È la fine delle feste che vengono salutate con una fiaccolata - cui partecipano anche il Re e la Regina degli elfi - che termina con un falò e dei fuochi d'artificio. Il classico paesaggio invernale, con le città sommerse sotto cumuli di neve fresca, viene animato quindi dagli Jólasveinar, gli elfi nordici. Si tratta di personaggi pittoreschi, figli dei troll Grýla, esseri inizialmente molto cattivi e minacciosi, che con il passare del tempo si sono addolciti.
In Francia la questione dell'Epifania è un 'affaire' culinario. La visita dei Re Magi, per i nostri cugini transalpini, è il momento in cui si gusta la 'Gallette de Rois': una torta fatta con pasta sfoglia ripiena di crema frangipane alle mandorle. Secondo la tradizione la persona più giovane distribuisce le porzioni. Una fetta, però, viene sempre lasciata intatta per uno sconosciuto o un povero che dovesse passare. Questa fetta è 'la part du bon Dieu', ovvero 'la parte del buon Dio'. Ma c'è ancora un aspetto curioso. Nella torta si mette una fava: il fortunato che la troverà sarà il Re o la Regina della festa.
In Spagna, invece, come da noi, il 6 gennaio si torna in qualche modo alla casella di partenza: dopo i regali di Natale arrivano quelli dei Re Magi. I bambini, la mattina presto, corrono a vedere i doni lasciati dai tre saggi provenienti dal lontano Oriente. Anche in Romania l'elemento centrale del 6 gennaio è l'arrivo dei Re Magi. Un avvenimento festeggiato dai bambini che, bussando di porta in porta, chiedono di poter entrare per raccontare qualche storie e ricevere piccoli regali in cambio.
Alla celebrazione dei Re Magi non sfugge neanche la Germania. Tradizione vuole che, nelle regioni cattoliche, i sacerdoti visitino le case per benedirle raccogliendo in cambio donazioni. I bambini, intanto, partecipano ai canti tradizionali o allestiscono presepi itineranti.
La Befana, con le sue cerimonie e consuetudini, è una vera 'viaggiatrice'. Allontanandosi dal Vecchio Continente, per approdare in Sudamerica, si può fare tappa in Messico dove il 6 gennaio coincide con 'El Dia de los Reyes', l'arrivo dei Re Magi. Per l'occasione si prepara la 'Rosca de Reyes', una ciambella che ricorda una corona con all'interno una figura di Gesù Bambino. Anche in altri Paesi dell'America Latina l'Epifania ha il suo posto d'onore nel calendario.
In Argentina, Paraguay e Uruguay è il giorno dei Re: i bambini lasciano le scarpe vicino alla porta nella speranza di ritrovarle, il giorno dopo, colme di regali; in Cile è il 'Día de los Tres Reyes Magos' ('il giorno dei tre Re Magi') o 'La Pascua de los Negros', ovvero il 'giorno sacro degli uomini neri'. La definizione non allude a un fatto religioso. Ma al fatto che, nel giorno dell'Epifania, in tempi lontani agli schiavi era permesso di non lavorare. Ancora una curiosità: nei Paesi Bassi si usa lasciare aperte le porte e le finestre per fare entrare la buona fortuna dell'anno appena cominciato. (di Carlo Roma)
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