La Colombia, il Messico, l'Onu. Donald
Trump, dopo l'operazione a Caracas con la cattura di Nicolas
Maduro, non si ferma. Il presidente degli Stati Uniti si
concentra sul Venezuela, indicando le priorità per ricostruire il
paese, e invia messaggi chiari, riassunti da un post del
Dipartimento di Stato: "Questo è il nostro emisfero, il presidente
Trump non consentirà che la sicurezza venga minacciata". E', in
sintesi, l'evoluzione della Dottrina Monroe: il giardino degli Usa,
una volta rappresentato dall'America Latina, esiste ancora. E
potrebbe allargarsi, a giudicare dalle mire sulla Groenlandia.
"In Venezuela comandiamo tutto"
Il blitz del 3 gennaio in Venezuela, secondo
Trump, consente di assestare un colpo letale alla rete di
narcotraffico legata a Maduro. "Voglio portare la pace", dice il
presidente degli Stati Uniti, che riassume in una frase la
strategia per costruire il Venezuela 2.0: "We're gonna run
everything". "Gestiremo tutto". Formalmente, gli Usa
mirano a garantire una transizione fluida. La presidente ad interim
Delcy Rodriguez, 'approvata' da Washington, deve però muoversi
entro un perimetro chiaramente definito.
Per Washington, si parla soprattutto di
economia e in particolare di petrolio. Tutto il resto è secondario.
"Stiamo parlando con le persone, non chiedetemi chi comanda perché
vi darei una risposta controversa: comandiamo noi. Dobbiamo
rimettere il Venezuela in piedi, è un paese morto in questo
momento. Servono investimenti massicci delle compagnie petrolifere
per ripristinare le infrastrutture", dice Trump.
Cosa deve fare Delcy Rodriguez?
"Abbiamo bisogno di totale accesso al petrolio e ad altre
cose. Noi eravamo pronti per un secondo attacco. Eravamo
pronti e siamo pronti: se non si comportano bene, attaccheremo per
la seconda volta. Rodriguez dovrà fronteggiare una situazione
peggiore rispetto a quella di Maduro, che ha alzato le mani e si è
arreso", il messaggio.
L'Onu critica gli Usa, a Trump non importa
Il blitz di Caracas viene stigmatizzato
dall'Onu, attraverso le parole del segretario generale Antonio
Guterres. "Rimango profondamente preoccupato per il mancato
rispetto delle norme del diritto internazionale", dice nel corso
della riunione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni
Unite dedicata alla crisi in Venezuela. "Sono profondamente
preoccupato per il possibile aggravarsi dell'instabilità nel
Paese, il potenziale impatto sulla regione e il precedente
che potrebbe creare per le relazioni tra gli Stati", aggiunge
Guterres nell'intervento letto dalla sottosegretaria Onu per gli
Affari Politici, Rosemary Di Carlo.
Agli Stati Uniti, tutto questo interessa poco:
"Non permetteremo che l'emisfero occidentale venga usato come base
operativa per gli avversari, i concorrenti e i rivali della nostra
nazione", dice l'ambasciatore Usa alle Nazioni Unite, Mike
Waltz.
Colombia, Cuba, Messico: ce n'è per tutti
Trump tira dritto e invia telegrafici messaggi
agli altri inquilini del 'suo' emisfero. "La Colombia è
guidata da un uomo malato, è un paese che produce cocaina.
Ma non lo farà ancora per molto. Un'operazione in Colombia? Suona
bene...", dice. Il siluro al presidente Gustavo Petro è
pesantissimo. Il leader colombiano, però, non si limita ad
incassare: "Sebbene non sia stato mai militare, conosco la guerra e
la clandestinità. Ho giurato di non toccare più un'arma
dall'Accordo di pace del 1989, ma per la Patria riprenderò le
armi", scrive Petro, ex membro del gruppo di guerriglieri M-19. in
un lungo post su X.
"Non sono illegittimo, né sono un
narcotrafficante, come beni ho solo la mia casa di famiglia che sto
ancora pagando con il mio stipendio. I miei estratti conto bancari
sono pubblici. Nessuno può dire che ho speso più del mio stipendio.
Non sono avido", prosegue Petro, dicendo di avere "enorme fiducia"
nel popolo colombiano a cui "ho chiesto di difendere il presidente
da qualsiasi atto violento e illegittimo. L'ordine alle forze
dell'ordine è di non sparare al popolo, ma all'invasore".
Trump liquida Cuba in poche
parole: "Molti cubani sono molti a Caracas, sono stati
uccisi mentre cercavano di proteggere Maduro. Cuba è pronta a
cadere. E' tutto legato al petrolio venezuelano e non ne stanno
ricevendo".
Quindi, il Messico. Il vicino
degli Stati Uniti torna ciclicamente nel mirino del presidente
americano. "I cartelli sono molto forti in Messico, dobbiamo fare
qualcosa. Amiamo il Messico, ma la droga passa per là". La
presidente Claudia Sienbaum "ha un po' paura, è una splendida
persona. I cartelli comandano in Messico". La risposta? "Le
Americhe non appartengono a nessuna potenza", dice Sheinbaum. "Il
continente americano appartiene ai popoli di ciascuno dei Paesi che
ne fanno parte". Basterà per frenare Trump?