
Dagli Usa "un pessimo segnale" con l'annunciata revisione del programma vaccinale per l'infanzia che porterà a raccomandare l'immunizzazione contro 11 malattie rispetto alle 18 previste attualmente. "E' un passo indietro", spiega all'Adnkronos Salute l'epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente d'Igiene all'università del Salento, commentando le anticipazioni sulla revisione delle vaccinazioni per l'infanzia annunciate dai Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc).
Con il 'nuovo corso' si continueranno a raccomandare a tutti i bambini le vaccinazioni contro morbillo, parotite, rosolia, poliomielite, pertosse, tetano, difterite, Haemophilus influenzae di tipo B, malattia pneumococcica, Hpv e varicella. Altri vaccini - virus respiratorio sinciziale, l'epatite A, l'epatite B e due tipi di meningite batterica - saranno raccomandati solo per i "gruppi ad alto rischio", altri ancora - rotavirus, influenza, epatite A, epatite B e malattia meningococcica - raccomandati sulla base del cosiddetto processo decisionale clinico condiviso (genitori-medico).
Per Lopalco si tratta di decisioni discutibili. "Solo a titolo di esempio, raccomandare l’epatite B solo a 'bambini a rischio' è un passo indietro nel tempo. E’ una politica che molti Paesi seguivano qualche decennio fa e poi hanno abbandonato perché si è visto che non funziona. Non esistono 'bambini a rischio' per la meningite meningococcica o per la gastroenterite per rotavirus. E’ solo una maniera per vaccinare di meno". I Cdc Usa hanno indicato come modello la Danimarca ma per Lopalco "il paragone non è appropriato: la Danimarca non ha mai fatto passi indietro, eliminando raccomandazioni. Nel suo sistema (interamente pubblico e gratuito) i vaccini sono inseriti nel calendario dell’offerta gratuita con molta parsimonia, ma una volta inseriti si praticano senza se e senza ma".

La decisione degli Stati Uniti di rivedere il calendario vaccinale infantile, riducendo il numero di vaccinazioni raccomandate per tutti i bambini, "lascia sconcertati" e "potrebbe favorire il ritorno di malattie che oggi sono sotto controllo". Così all'Adnkronos Salute Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali), commentando l'annuncio dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc).
Secondo Andreoni, "limitare la vaccinazione" per alcune malattie "solo ai bambini" considerati "a rischio è un errore". "Vaccinare anche i bambini sani è fondamentale - spiega l'infettivologo - perché serve a proteggere quelli più fragili, come i bambini immunodepressi, che spesso non riescono a sviluppare una difesa adeguata anche dopo il vaccino".
Il principio è semplice: "Vaccinare il maggior numero possibile di persone riduce la circolazione dei virus". È il concetto di "vaccinazione di comunità. Proteggiamo i più deboli vaccinando tutti - sottolinea Andreoni - ed è lo stesso motivo per cui vacciniamo i giovani: per difendere anche gli anziani". Negli Stati Uniti, conclude, "si sta perdendo la visione della sanità pubblica: la vaccinazione di massa non è una scelta individuale, ma uno strumento essenziale per proteggere l'intera comunità, soprattutto i più fragili, e quindi a maggior rischio".

Il Comitato Olimpico Nazionale Italiano e l’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale fanno squadra per valorizzare lo sport nell’area di riferimento dell’AdSP. Il Presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, e il Presidente dell’AdSP, Raffaele Latrofa, hanno sottoscritto oggi - al Foro Italico - un protocollo d’intesa finalizzato allo sviluppo di una collaborazione, soprattutto in vista di grandi eventi agonistici. L’accordo si prefigge, fino al termine dell’attuale quadriennio olimpico, la promozione del movimento dando risalto al ruolo dei porti di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta nell’accogliere delegazioni, atleti e tifosi in arrivo via mare e sviluppando poli nelle zone retroportuali, anche come leva di rigenerazione urbana.
Previsto anche l’eventuale utilizzo di aree demaniali portuali dismesse o riqualificate per la realizzazione di strutture temporanee, l’organizzazione di crociere tematiche in occasione di manifestazioni nonché di campus sportivi nelle aree interessate, con la possibilità di favorire l’inclusione sociale, veicolando gli ideali sportivi a beneficio dei giovani e delle scuole presenti nelle zone portuali.
La sinergia, destinata anche a diffondere discipline sportive come vela, canottaggio, canoa e kayak, nuoto in acque libere e altri sport nautici all’interno dei porti e dei bacini gestiti dall’AdSP, vivrà nel segno della sostenibilità, mediante progetti di decarbonizzazione e appuntamenti pilota su sport a impatto zero. Le rispettive competenze e visioni strategiche si fondono in una cooperazione che intende utilizzare lo sport come fondamentale motore di crescita nei territori portuali. "Con questo Protocollo vogliamo trasformare i nostri porti in veri e propri luoghi di incontro tra mare, sport e comunità. È una grande opportunità per promuovere inclusione, sostenibilità e valorizzare il territorio, in sintonia con i grandi eventi che attendono la nostra regione. Mi piace definirlo 'sport nei porti', perché l’atto di oggi è una cornice straordinaria che riempiremo di contenuti concreti, alcuni dei quali sono già frutto di rapporti con il Coni. I porti accolgono il mondo e lo sport italiano rappresenta la Nazione: insieme possiamo rafforzare il legame porto-città e diffondere i valori dello sport", commenta il presidente dell'AdSP del Mar Tirreno Centro Settentrionale Raffaele Latrofa.
L'attrice a Cagliari e Sassari per La Grande Prosa del Cedac...

"Quando hai tutto il mondo contro è difficile rialzarsi". Raoul Bova commenta senza filtri i mesi più difficili della sua vita, segnati da una vera e propria bufera mediatica iniziata da alcuni audio privati sottratti, un tentativo di ricatto e chat che in poche ore sono diventate virali sui social travolgendo la sua sfera privata - come la fine della relazione con Rocio Munoz Morales - e anche la sua vita professionale.
Ad aiutarlo a superare questo difficile momento sono stati "i figli, gli amici e la fede - aggiunge l'attore in occasione della conferenza stampa di 'Don Matteo 15' a Roma - che non mi hanno mai abbandonato. C'è poi un istinto di sopravvivenza che ti spinge a rialzarti, ma anche la voglia di trovare giustizia".
"Non ho fatto la cosa giusta, però vado avanti, non posso non andare avanti. A meno che non decida di buttarmi dal quinto piano, ma a quel punto la darei vinta a chi cerca di affossarmi", dice l'attore romano. L'incontro è anche l'occasione per togliere ogni dubbio sul presunto licenziamento della Rai dopo lo scandalo: "In molti lo hanno scritto, ma non è vero. Per rispetto della serie e del pubblico ho subito detto che ero pronto a dare le mie dimissioni, se fosse stato ritenuto giusto, senza oppormi". Dall'azienda, dalla produzione e dal cast è arrivato un grande supporto: "Tutti mi hanno dato fiducia facendomi sentire parte di una famiglia, senza alcun giudizio".
Parlando di Don Massimo, Bova spiega come ci sia tanto di lui nel personaggio che interpreta: "Il tema di questa serie è la vocazione, la ricerca di sé stessi e la ricerca di un posto nel mondo. Sono domande che io stesso mi pongo. C'è tanto di me in Don Massimo: il rapporto con Dio e la debolezza, a volte, nell'affrontare determinate situazioni", ma anche "il sostegno delle persone che ti sono attorno". Diretta da Alexis Sweet, Alessandro Tonda, Tobia Campana, Riccardo Donna e Tiziana Aristarco, 'Don Matteo 15' – una produzione Lux Vide, società del gruppo Fremantle, in collaborazione con Rai Fiction – va in onda a partire da questa sera, 8 gennaio, e per 10 serate.
La parola d’ordine della stagione è 'cuore' perché tutti i protagonisti, tra quelli noti al pubblico ed i nuovi, si trovano a fare i conti con i sentimenti. Accanto a Don Massimo, Natalina, Pippo e il Maresciallo Cecchini, l’intrecciarsi di storie segue la coppia formata dal Capitano dei Carabinieri, Diego Martini (Eugenio Mastrandrea) e Giulia Mezzanotte (Federica Sabatini), la sorella di Don Massimo. E se Diego sembra avere le idee chiare, sono molte le domande che angustiano Giulia, che ha appena perso la madre, non ha una vera direzione a livello professionale e non riesce ancora a capire quale sia il suo posto nel mondo. A mettere in crisi il Maresciallo Cecchini arriva Caterina Provvedi (Irene Giancontieri) nuova e agguerrita Marescialla il cui trasferimento - forse frutto di un disguido - la porta a contendersi il posto proprio con Cecchini. Anche per Don Massimo non mancano le sfide che hanno, soprattutto, il volto della misteriosa Maria (Fiamma Parente), adolescente incinta e senza memoria. Ad arricchire le trame - investigative e non - delle dieci serate le partecipazioni di Diletta Leotta, Max Tortora e Tosca D’Aquino, Valeria Fabrizi, Alessandro Borghese, Giulio Beranek e Carolina Benvenga.
La minoranza annuncia 'ritorsioni' sull'iter della Finanziaria in
Aula martedì 13...

Infastidito dal volume troppo alto della musica ha esploso diversi colpi di arma da fuoco contro la cassa di un locale. Protagonista un 59enne di Acireale, in provincia di Catania, arrestato dai carabinieri che hanno denunciato anche il fratello di 62 anni. L'accusa per loro è di detenzione illecita di armi e munizioni. I militari sono intervenuti nei pressi di via Serra, nella periferia del paese, dove era stata segnalata l'esplosione di alcuni colpi d’arma da fuoco. Giunti sul posto hanno notato, sul muro di cinta di un esercizio commerciale, una cassa acustica con un foro del tutto simile a quello prodotto da un proiettile. Il titolare del negozio ha raccontato loro che proprio quella cassa era da tempo al centro di una diatriba con uno dei residenti del quartiere. L'uomo, disturbato dal 'rumore', quella mattina però aveva deciso di passare alle vie di fatto, esplodendo svariati colpi di pistola dalla sua abitazione, mentre il titolare si trovava all'interno del negozio insieme al padre e a due clienti.
Raggiunto nella sua abitazione, il 59enne, dopo avere inizialmente negato il possesso di armi, ha consegnato un fucile calibro 12, nascosto sotto un armadio. Su un muretto del bagno, i carabinieri hanno trovato una pistola calibro 38 special carica e 9 munizioni, mentre nel camino c'erano 13 bossoli dello stesso calibro, verosimilmente quelli poco prima esplosi. L'uomo ha spiegato ai militari che le armi ritrovate nella propria abitazione erano di proprietà del defunto padre, nella cui casa - di cui aveva le chiavi solo il fratello 62enne dell'uomo - dentro un armadio blindato erano custodite una pistola calibro 32 e 74 cartucce di vario calibro, mentre altre 272 cartucce calibro 12 erano nel garage. "Nell'originaria denuncia di detenzione - spiegano gli investigatori dell'Arma - risultano altre armi che, allo stato, sono mancanti". L’arresto del 59enne è stato convalidato e l'uomo è stato posto ai domiciliari. Per il fratello, invece, è scattata la denuncia.

"Lindsay Kemp è stato follemente innamorato di David Bowie. Dopo aver scoperto un suo tradimento tentò il suicidio, si tagliò le vene in camerino, dopo uno spettacolo, sgorgava sangue...naturalmente tutto molto teatrale. Ma fecero pace e ritornarono a teatro insieme con 'Ziggy Stardust and Spiders from Marts', un capolavoro, uno spartiacque nella storia dei concerti rock". Parla con l'Adnkronos, a 10 anni dalla scomparsa di David Bowie, Daniela Maccari, una delle più note interpreti di Lindsay Kemp, oggi erede accanto a David Haughton, dell'immenso patrimonio del grande artista inglese.
"Non ho mai conosciuto personalmente David Bowie - aggiunge - Ma Lindsay ha raccontato nelle sue memorie, che negli anni mi dettava in inglese, e che presto saranno pubblicate, l'incontro che ha profondamente influenzato tutta la poetica musicale e spettacolare di Bowie. Era il 1967, galeotta fu l'agenzia teatrale Nems Enterprises che rappresentava i due artisti, Lindsay e un quasi sconosciuto David Jones, a cui il regista, danzatore e coreografo aveva 'rubato' le note del suo brano 'When I live my dream' per 'Clowns' al Littlle Theatre di Londra".
Il primo appuntamento fra loro a Batemen Street nel quartiere di Soho. "Una casa in cui abitavano come all'interno di una grande famiglia, ballerini, attori, vicini di casa di passaggio, chi per fumare, chi per chiedere una birra...Bowie non si spaventò, più tardi confesserà, 'sin dal primo momento ho desiderato unirmi a questo circo' - prosegue Daniela Maccari - 'Tutto quello che pensavo fosse bohèmien...era la vita stessa di Lindsay, la sua quotidianità è puro teatro'. Comincia in quegli anni una grande avventura artistica e sentimentale che unirà Lindsay e David non solo sul palcoscenico. Una 'rivoluzione gentile' la loro, una 'soft revolution', dopo la tragedia della guerra, alla riscoperta di una nuova libertà".
"Nasce 'Pierrot in Turquoise', un omaggio alla Commedia dell'Arte, al turchese, pietra simbolo di eternità per il buddismo. In quegli anni - ricorda ancora - David Bowie stava pensando di ritirarsi in un monastero buddista, scherzando confesserà più tardi che 'Lindsay mi ha salvato dal radermi la testa'".
La relazione tra Lindsay Kemp e David Bowie va avanti, tra alti e bassi, tra scappatelle e tradimenti, fino al 1968, poi la rottura, ma non la separazione definitiva. "Nel 1972 - racconta ancora la biografa di Kemp - Lindsay è ad Edimburgo per il primo embrione di 'Flowers' ed è Angela Bowie, la Angie della canzone dei Rolling Stones, a chiedere di realizzare la regia di 'Ziggy Stardust'. Lindsay accetta la sfida, sarà l'uomo delle stelle, lo 'Starman', dell'omonima canzone. Scendeva da scale altissime e ogni sera si pentiva di aver avuto quella idea registica - sottolinea ancora - Lui che aveva il terrore dell'altezza".
"Aveva firmato, non solo la regia, ma anche la scenografia (scale, ballatoi molto simili alla messa in scena di 'Flowers'), i costumi (l'abito a ragnatela, che utilizzerà anche nei suoi spettacoli) il trucco, di ispirazione giapponese. Un trionfo anche per David Bowie, nasceva il 'theatre rock', 'glam rock', il 'glitter rock", conclude Daniela Maccari, che nel 2020 ha firmato i costumi, il trucco e le coreografie dello spettacolo 'The Bowie Show' con Andy dei Bluvertigo & The Bowie Show, ispirandosi allo storico 'Ziggy Stardust' del '72.

''In questo momento il peggior incubo di Khamenei'', la guida suprema dell'Iran, è quello di ''fare la fine di Maduro'', il deposto presidente venezuelano catturato in un blltz dagli Stati Uniti e portato in un carcere di Brooklyn per poi essere processato a Manhattan. Ma quello che è ''altamente improbabile'' è che l'Ayatollah Ali Khamenei faccia ''la stessa scelta di Assad'', l'ex presidente siriano rimosso nel dicembre del 2024, e ''che abbia l'aereo pronto per andare in Russia come ha fatto lui''. Lo spiega all'Adnkronos Farian Sabahi, professoressa associata in Storia contemporanea presso l'Università degli Studi dell’Insubria, sottolineando che ''Khamenei ha 86 anni, ha passato tutta la sua vita a difendere la Repubblica islamica'' e ''preferirebbe la morte con il martirio e passare alla storia come quello che si è sacrificato come l'Imam Hossein nel 680 d.C.'' piuttosto che fuggire.
Inoltre, ''a differenza di Maduro, Khamenei può ancora contare sul sostegno della cerchia dei suoi fedelissimi e dei Pasdaran'', sebbene ''anche in Iran c'è un'infiltrazione del Mossad, altrimenti lo scorso giugno non ci sarebbe stata la strage dei Pasdaran''. Quello che ''è possibile che gli Stati Uniti facciano un tentativo, non è da escludere, è questo è il peggior incubo di Khamenei in questo momento''.
Sabahi ricorda che ''anche nella guerra dei 12 giorni'' con Israele a giugno Khamenei ''era rinchiuso in un bunker, era sparito dai riflettori'' e anche quella odierna è ''una situazione che sicuramente percepisce come delicata''. Però l'Iran ''non è lo stesso Paese'' del Venezuela, ''l'Iran non è nel giardino di casa degli Stati Uniti, per gli americani arrivare a Teheran non è immediato come arrivare a Caracas''. Tra l'altro i dodici giorni della guerra di giugno con Israele ''hanno fatto disamorare gli iraniani in Iran rispetto a un intervento militare estero''.
Per quanto riguarda le manifestazioni, esplose nuovamente il 28 dicembre per il carovita e allargatesi ad altri settori della società civile con gli studenti universitari in prima linea, secondo Sabahi ''la piazza non ha un leader''. Autrice di 'Alla corte dello scià' e di 'Noi donne di Teheran', Sabahi sottolinea che ''non c'è nessun giornalista occidentale in questo momento in Iran'' e le notizie che ''noi leggiamo sui media dell'opposizione'' che parlano di ''slogan a favore dell'ultimo scià e di suo figlio non sappiamo con che frequenza ci siano realmente''.
Sabahi riflette sul fatto che ''Reza Pahlavi è un principe, primogenito dell'ultimo scià, nato nel 1960 che ha lasciato l'Iran quando aveva 16 anni per la formazione militare negli Stati Uniti e da allora non è più potuto rientrare''. Reza Pahlavi ''si è detto pronto a guidare la transizione verso la democrazia'', ma ha anche chiarito di ''non voler trasferirsi stabilmente in Iran per il resto della sua vita'' perché ''negli Stati Uniti ha tutti i suoi affetti''.
Inoltre ''il nome di Reza Pahlavi evoca sì lo splendore dell'antico regno persiano, ma evoca anche le disuguaglianze sociali che c'erano in Iran al tempo dello scià e le torture della Savak, la polizia segreta dello scià, e l'asservimento dell'Iran agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna'', spiega.
Sull'Iran incombe poi ''il rischio di un ulteriore bombardamento israeliano'', già minacciato durante una conferenza stampa congiunta a Mar-a-Lago, in Florida, tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. ''A giugno, dopo il bombardamento israeliano, l'opinione pubblica iraniana si era compattata con il regime'', afferma Sabahi, ricordando che ''erano stati bombardati interi quartieri residenziali di Teheran, era stato detto alla popolazione della capitale di andarsene perché c'era l'intenzione di condurre raid a tappeto''. L'effetto delle minacce di Trump e Netanyahu, quindi, è in parte quello di unire gli iraniani, ma ''dipende''.
''Viste dalla diaspora iraniana, le minacce di Trump contro il regime'' sono ''aiuti'', perché il presidente americano si è detto disposto a intervenire nel caso venissero uccisi manifestanti come nelle precedenti manifestazioni. ''Ma intervenire come? Con le bombe? Da chi è in Iran questo intervento ovviamente non viene visto favorevolmente'', anche perché ''di recente i bombardamenti hanno sventrato interi quartieri residenziali'' oltre che ''l'enorme deposito di carburante'' per cui ''a un certo punto non si poteva più scappare'' e anche ''mio padre era rimasto bloccato lì''. Inoltre ''Israele aveva annunciato di voler bombardare il carcere di Evin per far scappare i detenuti, ma hanno bombardato le palazzine dove erano detenuti prigionieri politici causando morti''.
La governatrice: 'maggioranza solida, Pd governa con noi non è su
Marte'...

"Il ruolo dei genetisti forensi è fondamentale quando il riconoscimento delle vittime di una strage, di un’esplosione o di un incendio è impossibile". Lo afferma all'Adnkronos Salute Giuseppe Novelli, genetista, rettore dell’Università di Roma Tor Vergata dal 2013 al 2019 e oggi membro del Cnbbsv (Comitato nazionale per le biotecnologie, la biosicurezza e le scienze della vita), organismo che supporta il Governo nell’elaborazione di indirizzi scientifici e di sicurezza.
Un esempio recente è quanto accaduto la notte di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera. "Ma l’importanza del nostro lavoro – ricorda Novelli – è emersa in modo evidente all’alba dell’11 marzo 2004, dopo l’attentato alla stazione di Atocha a Madrid". In quella mattina, dieci bombe esplosero su quattro treni gremiti di pendolari: morirono 193 persone di 17 nazionalità diverse e i feriti furono 1.856.
"Fu la prima volta – spiega – che si parlò di applicazione massiva, su larga scala, del Dna a fini identificativi. Da allora è diventato chiaro quanto sia cruciale il ruolo del genetista, capace di restituire un’identità a corpi gravemente mutilati e di ricondurli alle loro famiglie".
I genetisti forensi tornarono a essere centrali anche dopo il disastro di Fukushima, l'11 marzo del 2011, quando un terremoto e il successivo tsunami causarono oltre 20mila morti e dispersi."Dare un nome e un cognome a un corpo irriconoscibile è un lavoro straordinario - sottolinea Novelli - Io stesso ho identificato alcune vittime dell'eccidio delle Fosse Ardeatine: prima dell’analisi del Dna, sulle loro tombe c’era solo la stella di David".
Il Dna, precisa l’esperto, "è uno strumento potentissimo, ma va sempre contestualizzato. Bisogna stabilire la provenienza del campione biologico – sangue, capelli, saliva, sperma – e l’analisi biostatistica deve essere condotta da genetisti con competenze specifiche". Fondamentale anche il ruolo dei laboratori, che devono essere accreditati e qualificati. "Il test è ormai standardizzato e svolto da macchine, ma servono professionisti in grado di interpretare correttamente i dati". È così che si arriva al riconoscimento attraverso i legami di parentela, come nel caso delle giovani vittime di Crans-Montana: "Il Dna dei genitori, prelevato dalla saliva, viene confrontato con il materiale biologico delle vittime non identificate", conclude Novelli.

Due nuove biografie raccontano chi era David Bowie. A dieci anni dalla sua scomparsa, l'ombra del cantautore britannico continua a proiettarsi sulla musica, sull’arte e sull’immaginario collettivo. E il 2026 si apre con due nuove biografie che, da prospettive diverse ma complementari (scritte rispettivamente da un critico italiano e da uno inglese) provano a restituire la complessità di un artista che ha attraversato epoche, generi e identità come pochi altri.
Da un lato 'David Bowie. For Ever and Ever (White Star)' di Claudio Fabretti, 208 pagine corredate da un’ampia sezione fotografica, uscito a fine 2025 e già tradotto in più lingue. Dall’altro 'David Bowie. Oltre lo spazio e il tempo' (Hoepli), il nuovo lavoro di Paul Morley, tra i più autorevoli biografi britannici e giornalista della Nme. Due libri diversi nello sguardo, ma uniti dall’urgenza di raccontare un Bowie che continua a mutare anche dopo la sua morte.
Fabretti ripercorre il viaggio del ragazzo di Brixton diventato dandy del rock, attraversando tutte le sue metamorfosi: dal menestrello psych-folk a Ziggy Stardust, dal Duca Bianco berlinese al soulman plastificato, fino all’outsider post-industriale. Una galleria di personaggi che non furono mai semplici maschere, ma proiezioni dei suoi tumulti interiori. "E' un libro fotografico che nasce dall'idea di raccontare Bowie attraverso le sue evoluzioni -spiega all'Adnkronos Fabretti, critico musicale e direttore della rivista on-line OndaRock - che non sono stati solo travestimenti di facciata, ma hanno espresso i suoi mutamenti interiori. Scavando un po', si scopre che nei suoi personaggi ci sono tante questioni filosofiche, politiche, sociali che lui voleva esprimere in questo modo".
Il volume alterna biografia e analisi musicale, fino all’ultimo atto orchestrato con Blackstar, pubblicato due giorni prima della morte. "Da Ziggy Stardust al Duca Bianco, al Clown Pierrot di 'Ashes to Ashes', esprime tutta una serie di contraddizioni e di complessità". La modernità di David Bowie resta ancora oggi un faro evidente nella musica e non solo. "E' sempre riuscito a precorrere i tempi -dice Fabretti- Era già avanti alla sua epoca, ha anticipato il punk, la new wave nel periodo di Berlino, aveva una sua preveggenza, uno sguardo lontano anche sui temi politici. Basta pensare alla sua canzone 'I'm afraid of Americans' (tratto da 'Showgirls', 1995, ndr), niente di più attuale", sorride il critico.
Paul Morley sceglie invece una struttura tematica: fantasia e realtà, arte e morte, Est e Ovest. Oltre lo spazio e il tempo, nella versione italiana curata da Ezio Guaitamacchi con prefazione di Manuel Agnelli e Paolo Fresu, in uscita domani, venerdì 9 gennaio, racconta un Bowie che continua a trasformarsi anche nell’era digitale. "Ho iniziato a notare che su YouTube potevo guardare un’incredibile quantità di materiale su David Bowie, e in qualche modo grazie a questi video stava prendendo forma un altro Bowie, qualcosa che non avremmo potuto prevedere all’epoca in cui sono stati girati", dice Morley all'Adnkronos. "E ho pensato che fosse interessante il fatto che l’idea di Bowie stesse cambiando con le nuove tecnologie in modi per i quali lui, in un certo senso, si era quasi preparato. Ho iniziato a notare che persino le performance più strane e poco conosciute di David Bowie facevano parte del modo in cui Bowie si presentava al mondo, al futuro".
Il libro attraversa Londra, Berlino, Ziggy, il Duca Bianco e il saluto cosmico di Blackstar, componendo una 'playlist esistenziale' che mostra come Bowie abbia anticipato estetiche e inquietudini del XXI secolo. Due libri, due prospettive, un’unica certezza: dieci anni dopo, David Bowie continua a parlarci. E, come sempre, è ancora un passo avanti.

Come ogni anno la Befana ha portato con sè anche tantissimi premi per i fortunati vincitori della Lotteria Italia 2026. Ma cosa fare dopo aver scoperto di essere in possesso di uno dei biglietti vincenti? Adnkronos/Labitalia lo ha chiesto a Marco Cuchel, presidente dell'Associazione nazionale commercialisti.
"Dopo aver scoperto di essere in possesso del biglietto vincente -spiega Cuchel- occorre verificare ufficialmente la vincita attraverso i canali autorizzati (Bollettino Ufficiale dell’estrazione della Lotteria Italia 2025 sul sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli www.adm.gov.it). È consigliabile mantenere la massima riservatezza e valutare il supporto di un professionista (commercialista, notaio o avvocato), soprattutto per premi di importo elevato", sottolinea.
Ma come funziona il ritiro dei premi? "Il ritiro dei premi della Lotteria Italia 2025 cambia a seconda che il biglietto vincente sia cartaceo oppure acquistato online. In entrambi i casi, però, ci sono regole e scadenze precise da rispettare", spiega Cuchel.
"Se la vincita riguarda un biglietto stampato, la prima cosa da fare -spiega Cuchel- è conservarlo con cura, evitando pieghe, strappi o altri danni: il tagliando deve essere integro e originale. Il premio va reclamato entro 180 giorni dalla pubblicazione del bollettino ufficiale dell’estrazione. Il biglietto può essere presentato: all’Ufficio Premi di Lotterie Nazionali S.r.l. a Roma (Viale del Campo Boario, 56/D); oppure presso uno sportello Intesa Sanpaolo: in questo caso la banca ritira il biglietto, lo inoltra all’Ufficio Premi e rilascia al vincitore una ricevuta.
Secondo il commercialista, "al momento della richiesta servono: documento d’identità; codice fiscale; Iban del conto su cui accreditare la vincita (se si sceglie l’accredito). Il vincitore può scegliere tra tre modalità di pagamento: assegno circolare dell’importo vinto (incassabile presso Intesa Sanpaolo), accredito su conto bancario, accredito su conto postale".
"Per i biglietti comprati su internet -spiega Cuchel- la riscossione segue un iter specifico: può richiedere il premio solo il titolare del conto gioco con cui è stato acquistato il biglietto. Anche in questo caso ci si può rivolgere: all’Ufficio premi, oppure a uno sportello Intesa Sanpaolo, che rilascia ricevuta e trasmette la domanda a Lotterie nazionali. Il termine resta lo stesso: 180 giorni dalla pubblicazione del bollettino sul sito Adm. Qui, oltre ai documenti personali, viene richiesta anche: la stampa del promemoria di gioco (recuperabile nelle sezioni 'Movimenti e giocate' e 'I miei biglietti' del conto gioco), documento d’identità, codice fiscale, Iban intestato al titolare del conto gioco, e la scelta della modalità di pagamento (assegno, accredito bancario o postale)".
"Secondo il regolamento, i premi dell’estrazione finale (6 gennaio 2026) vengono liquidati entro 45 giorni da quando l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli mette a disposizione i fondi necessari per i pagamenti", sottolinea Cuchel.
"Un elemento importante -conclude Cuchel- riguarda le imposte: le vincite della Lotteria Italia non subiscono ritenute né prelievi; quindi, l’importo previsto dal premio viene pagato per intero al vincitore".

Poste Italiane sperimenta nuovi prototipi innovativi di veicoli leggeri e completamente green per efficientare ulteriormente il servizio di recapito di posta e pacchi. In collaborazione con il Centro nazionale per la mobilità sostenibile MoSt e in partnership tecnologica con aziende dell’automotive, Poste Italiane sta lavorando in particolare sullo sviluppo di nuovi prototipi di cargo e-bike elettrici a tre ruote. Il team di progetto, oltre a Poste Italiane, è composto da Italian Aluminium Technology, Pirelli e da ricercatori della Università degli Studi di Firenze, dell’Università degli Studi di Bergamo e del Politecnico di Milano. Tra i principali obiettivi del progetto, in fase sperimentale in Puglia, c’è anche l’integrazione di una sofisticata componente tecnologica per rafforzare la sicurezza nelle fasi di recapito di posta e pacchi.
Le cargo e-bike di Poste Italiane rappresentano una soluzione innovativa e sostenibile per il recapito urbano, concepite per rispondere alle nuove esigenze di consegna nelle città i cui centri storici sono tutelati da norme per la limitazione del traffico su gomma e la riduzione delle emissioni di CO2.
Il prototipo è caratterizzato da una capacità di carico superiore rispetto alle biciclette tradizionali, grazie a un vano modulare capiente fino a 700 litri, per un massimo di 100 chilogrammi. La configurazione a tre ruote, inoltre, offre maggiore stabilità durante la guida e consente di operare in modo sicuro anche in aree con traffico intenso o con pavimentazioni irregolari. La velocità massima è limitata a 25 chilometri orari come previsto dalla normativa per i veicoli leggeri a pedalata assistita. La rete di sensori, radar e calcolatori elettronici integrati sul veicolo, offre innovativi servizi di supporto al conducente; e permette di fornire dati utili alla ricerca di soluzioni sempre più efficaci per incrementare la sicurezza. Questi dispositivi consentono di rilevare ostacoli lungo il percorso, monitorare lo stato e l’usura degli pneumatici, fornire al conducente supporto per migliorare lo stile di guida contribuendo alla prevenzione degli incidenti e all’efficienza delle operazioni.
Le cargo e-bike, inoltre, sono equipaggiate con un sistema di antibloccaggio delle ruote per maggiore sicurezza e un sistema di rigenerazione energetica che sfrutta sia la frenata sia l’energia solare, tramite pannelli fotovoltaici integrati. L’apertura e la chiusura del vano di carico avvengono attraverso la tecnologia di comunicazione Nfc; mentre un sistema di allerta informa il conducente in caso di ostacoli improvvisi. Le cargo e-bike, dotate di sensori in grado di rilevare dati come la qualità dell’aria, la temperatura e l’umidità, hanno anche la funzione di monitorare gli indicatori ambientali, fornendo così informazioni utili per la gestione intelligente dello spazio urbano e di contribuire a favorire migliori condizioni di vita nei centri cittadini in cui operano.
Poste Italiane prosegue, dunque, nel suo processo di evoluzione tecnologica a beneficio della transizione green. Al 30 settembre 2025 l’azienda dispone di una flotta composta da quasi 29 mila mezzi a basse emissioni, di cui circa 6.200 completamente green e 8.800 ibridi, confermandosi così all’avanguardia in Italia nel processo di decarbonizzazione del trasporto, in linea con quanto previsto
dal piano strategico quadriennale “2024–2028 The Connecting Platform”. La flotta green di Poste Italiane, la più estesa d’Europa tra quelle aziendali, comprende veicoli di nuova generazione alimentati da motori elettrici, ibridi e a combustione interna a ridotto impatto ambientale, tutti progettati per coniugare sostenibilità, efficienza e sicurezza.
Le sigle: 'nessuna risposta dall'azienda, entriamo in stato di
agitazione'...
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