Salvini Apre al Petrolio Russo, Tajani Frena: "Sanzioni Vanno Mantenute". Meloni Sceglie Il Silenzio

ROMA – Un nuovo fronte di tensione si apre nel centrodestra di governo. Il leader della Lega, Matteo Salvini, torna a chiedere una riflessione sull'opportunità di allentare le sanzioni al petrolio russo, invocando una scelta "pragmatica" sull'esempio degli Stati Uniti. Immediata e netta la replica del ministro degli Esteri e leader di Forza Italia, Antonio Tajani: la pressione su Mosca va "assolutamente mantenuta". Nel mezzo, il silenzio della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che non si espone pubblicamente.
La "Voce Fuori dal Coro" di Salvini
"Gli Stati Uniti hanno fatto una scelta pragmatica e io ritengo che l'Italia e l'Europa debbano prendere in considerazione la stessa scelta pragmatica", ha dichiarato il vicepremier leghista, specificando che non si tratta di essere "pro o anti Putin", ma di evitare di essere "sciocchi" mentre a rimetterci, per ora, "siamo solo noi europei". Per Salvini, difendere l'Ucraina non significa mantenere sanzioni che danneggiano l'economia del continente, citando anche esempi come l'esclusione di atleti e artisti russi da eventi internazionali.
La Posizione del Governo e lo Scontro con Tajani
Una linea che si scontra frontalmente con quella ufficiale dell'esecutivo, ribadita con fermezza da Antonio Tajani. Il ministro degli Esteri ha tagliato corto: "L'Italia continuerà a promuovere, in sede G7 e UE, la pressione economica sulla Russia", ricalcando le parole che la stessa Meloni aveva pronunciato in Parlamento appena tre giorni fa. "Rispetto tutte le opinioni", ha aggiunto Tajani, ma "sulle sanzioni non si retrocede". L'Italia, ha ricordato, è stata tra i promotori delle misure restrittive per spingere Mosca al cessate il fuoco.
Il Silenzio di Meloni e le Reazioni delle Opposizioni
Giorgia Meloni, come spesso accade in queste occasioni, sceglie di non intervenire pubblicamente sullo scontro tra i suoi due vicepremier. Concentrata sulla crisi internazionale e in preparazione del prossimo Consiglio europeo, la premier lascia che siano i fatti a parlare: la posizione del governo è quella già espressa in Aula e non cambia.
Il nuovo strappo offre però il fianco alle critiche delle opposizioni. "Il governo è allo sbando", attacca il dem Piero De Luca. "Vanno in ordine sparso e Meloni tace", gli fa eco Davide Faraone (Italia Viva). Per Osvaldo Napoli (Azione), Salvini "si conferma una spalla per Putin e un problema insolubile per Meloni". Critiche arrivano anche da sinistra: Angelo Bonelli (Avs) bolla come un errore qualsiasi riapertura al gas e petrolio russo.
Nel M5s, se Giuseppe Conte ribadisce una posizione "granitica" contro gli acquisti dalla Russia finché dura il conflitto, fa discutere l'uscita più aperturista di Chiara Appendino, che invoca anch'essa "pragmatismo", avvicinandosi di fatto alla posizione salviniana.
In maggioranza, da Fratelli d'Italia, si minimizza: la linea è quella della premier e non cambia. Ma lo scontro tra alleati, ennesimo in tre anni e mezzo di governo, riaccende i riflettori sulle tensioni interne all'esecutivo.