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Italia al gelo, neve su Toscana e Puglia: l'inverno 'record'

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Category: Notizie Italia
08 January 2026
Neve - Ipa/Fotogramma

Neve e gelo 'record' in Italia. Oggi, giovedì 8 gennaio, continua il freddo polare che ha travolto il Paese nella settimana dell'Epifania, dopo l'ondata di maltempo che ha colpito l'ultimo weekend. L'Italia si è risvegliata con temperature così basse come con accadeva da 10 anni: minime sottozero e valori intorno ai -20°C in montagna (anche a 2000 metri sulle Alpi) e gelate diffuse in pianura al Centro-Nord con picchi di -10°C. Ma cosa sta succedendo e quanto durerà?

Gelo artico e neve in Toscana e Puglia

Neve è arrivata in diverse parti della Toscana, come raccontato dal presidente della Regione Eugenio Giani: "Neve su Siena! Temperature minime nella notte con formazione di ghiaccio, -12 al Passo Radici, -9,5 a Pieve Santo Stefano, -6,2 a Montopoli, -4,4 a Firenze. Mezzi operativi sulle strade, prestiamo prudenza alla guida, allerta gialla in corso per rischio ghiaccio su tutta la Toscana fino alle ore 12".

Anche la Puglia si è svegliata innevata, in particolare nel Gargano e nel Subappennino dauno, in provincia di Foggia, inducendo diversi sindaci a un provvedimento di chiusura delle scuole. In particolare e ad esempio a San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, Monte Sant'Angelo, Faeto. Solo una spruzzata nella zona murgiana della provincia di Barletta-Andria-Trani, in particolare a Minervino Murge.

Cosa sta succedendo in Italia

"Una settimana invernale, novecentesca: abbiamo avuto un episodio freddo, sotto la media, ma che sarebbe stato assolutamente normale per quegli inverni classici che avevamo negli anni '80 e '90, prima che il surriscaldamento globale portasse all'innalzamento delle temperature. A dicembre il freddo è arrivato solo il 31". Così all'Adnkronos è Luca Mercalli[1], climatologo e divulgatore scientifico.

"Abbiamo avuto temperature che, in pianura padana, sono state tra i -3 e i -7, -8 gradi. In montagna - continua - , sopra i mille metri, siamo attorno ai -10, -15: quindi un bell'episodio di normale inverno, di 'vero' inverno' che, adesso, ci stupisce un po'", con temperature e condizioni che sono state "meno consuete per questi ultimi 25 anni, dove gli episodi di freddo sono stati più rari. Ma nella storia recente ne abbiamo avuto di molto peggiori: ricordo quello del 2012 che è stato nettamente più intenso, ma anche quello del febbraio del 2018".

Quanto durerà?

Il gelo sull'Italia però durerà poco. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma che tra oggi e domani l’aria artica è destinata a tornare nelle zone di origine e ci sarà un graduale aumento delle temperature. Il ciclone, responsabile della neve in Pianura Padana e sulle coste del Centro-Nord, si sta spostando in queste ore verso est nord-est: entro 48 ore avrà attraversato i Balcani, la Romania, la Polonia e tornerà nell’area scandinava da dove ha iniziato la propria discesa alcuni giorni fa. Su queste nazioni porterà un altro carico di neve e gelo.

In Italia quindi ci sarà un aumento delle temperature: le massime saranno in risalita di 5°C al Centro-Nord (ancora fredde al Sud), mentre le minime di venerdì 9 gennaio saliranno addirittura di 10-12°C rispetto al giorno prima tra Toscana, Umbria e Appennino settentrionale, in generale aumenteranno di 5-6°C su tutto lo Stivale.

In pratica, da venerdì inizieremo a rientrare quasi nelle medie del periodo ma, attenzione, il vento soffierà forte durante tutto il weekend (un potente Maestrale) e accentuerà la sensazione di freddo. Avremo anche i venti di foehn protagonisti sul Nord-Ovest italiano, con raffiche impetuose.

References

  1. ^Così all'Adnkronos è Luca Mercalli (www.adnkronos.com)

La nave Gaia Blu è in Sardegna per seguire i rifiuti dispersi in mare

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08 January 2026
- RIPRODUZIONE RISERVATAPartita la campagna Source2Sink nel Golfo dell'Asinara, dall'8 al 19 gennaio...

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Consiglio comunale straordinario a Nuoro contro 41-bis a Badu' e Carros

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08 January 2026
- RIPRODUZIONE RISERVATACicalò (Pd): 'inaccettabile il trasferimento massiccio di detenuti speciali'...

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La musica in 'Stranger Things', quando la nostalgia diventa hit

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Category: Notizie Italia
08 January 2026
La musica in 'Stranger Things', quando la nostalgia diventa hit

'Stranger Things' si è conclusa con la quinta stagione. E mentre i fan pensano a come sentir meno la mancanza di Undici, Dustin, Mike, Will, Lucas, Max, Steve, Nancy, Robin, Jonathan, Hopper e Joyce, la serie diventa qualcosa di più grande. Va oltre. Si trasforma in una macchina del tempo. Ogni nota che accompagna le avventure a Hawkins e nel Sottosopra riporta agli Anni 80 chi quegli anni li ha vissuti e fa riscoprire alle nuove generazioni un mondo musicale che sembrava "lontano lontano", come la galassia di 'Star Wars'. Quasi dimenticata.

Brani come 'Should I Stay or Should I Go' dei The Clash non sono più solo vecchie canzoni: diventano colonna sonora di coraggio, di amicizia, di prime emozioni adolescenziali. Così come 'Never Ending Story', prodotto e composto dal musicista italiano Giorgio Moroder e interpretata dal cantante pop inglese Limahl. E poi c’è Kate Bush - per molti solo la cantante di 'Wuthering Heights' e 'Babooshka' - che con il suo struggente 'Running Up That Hill', datato 1985, ha conquistato le nuove generazioni per essere stato il brano che ha fatto 'resuscitare' Max, il personaggio interpretato da Sadie Sink, grazie alla sua capacità di connetterla con i suoi ricordi felici e aiutarla a sfuggire alla presa del mostro Vecna. La canzone non ha soltanto donato una nuova vita a Max, ma anche alla canzone stessa. Nel 2022, infatti, è tornata in classifica con la quarta stagione.

In cinque stagioni, 'Stranger Things' ha rispolverato un'infinità di riferimenti alla cultura pop Anni 80, spesso grazie alle colonne sonore che hanno fatto la storia (e continuano a farla). Ma è nell'ultimo episodio che i fratelli Duffer, creatori della serie, hanno fatto il colpo grosso inserendo due brani di Prince: 'When Doves Cry' e 'Purple Rain', contenute nell'album 'Purple Rain' del 1984. Ottenere i diritti non è stato per niente facile. Le licenze, infatti, non erano mai state concesse.

"L'idea di includere quei brani è arrivata quando abbiamo immaginato un giradischi come detonatore della bomba destinata a distruggere il ponte che collega il mondo reale al Sottosopra", racconta Ross Duffer alla rivista di Netflix 'Tudum'. "Non abbiamo mai discusso così tanto sulla scelta di una canzone come in quel momento", ricorda. "Ci serviva un brano epico. E penso che non ci sia niente di più epico di Prince". Per i creatori dello show "ciò che è davvero emozionante è che non era mai stata utilizzata prima".

Gli eredi di Prince generalmente "non concedono la licenza per quella canzone, eccetto per il film 'Purple Rain'". Ma ai Duffer serviva quel brano perché più di tutti sapeva riassumere l'essenza e l'emozione della scena che accompagna nell'episodio finale. "Ci è stato detto che era davvero difficile, quindi abbiamo incrociato le dita", racconta Matt Duffer. Hanno accettato, ma grazie all'effetto Kate Bush. Il ritorno in classica nel 2022 ha convinto gli eredi di Prince a concedere i due brani.

E la scelta si è rivelata vincente. Dall'uscita dell'episodio finale, come riporta 'Variety', 'Purple Rain' ha registrato un aumento del 243% degli ascolti su Spotify, con un +577% tra gli ascoltatori Gen Z a livello globale. Mentre 'When Doves Cry' è salita del 200%, con un +128% tra la Gen Z. La nostalgia che 'Stranger Things' evoca non è fine a sé stessa: diventa un ricordo che si trasforma in nuova vita. E così ci si ritrova a (ri)cantare quelle canzoni a squarciagola sotto la doccia o in macchina, a rovistare nei negozi di dischi alla ricerca del vinile o a 'consumare' le playlist sulle piattaforme digitali. Con 'Stranger Things' non si guarda solo una storia: si ascolta un’epoca, e la si sente battere dentro come se non se ne fosse mai andata.

Lazio, Lotito contestato dai tifosi: rissa sfiorata in Monte Mario

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Category: Notizie Italia
08 January 2026
Claudio Lotito - Ipa/Fotogramma

Tensione alle stelle in casa Lazio. Il pareggio interno contro la Fiorentina, valido per la 19esima giornata di Serie A, ha aggravao l'umore della tifoseria, scottata prima dal blocco del mercato estivo e poi dalle cessioni eccellenti con cui si è aperto quello invernale, ovvero quelle di Castellanos e Guendouzi. Nel mirino dei tifosi però c'è sempre il presidente Claudio Lotito, al centro ormai di una contestazione perenne da inizio stagione e protagonista, nell'immediato post partita dell'Olimpico, di momenti di tensione con alcuni tifosi.

Al triplice fischio dell'arbitro Sozza, contestatissimo dai biancocelesti per decisioni dubbie[1] sul rigore concesso alla Fiorentina e su un penalty non accordato alla squadra di Sarri nel primo tempo, diversi tifosi presenti in tribuna Monte Mario si sono rivolti a Lotito invitandogli, con parole decisamente poco gentili, a lasciare la presidenza e vendere la società.

Ne è nato un acceso parapiglia, in cui il senatore di Forza Italia ha risposto alle accuse, mimando anche di fare silenzio, ed è stato portato via a forza dagli uomini della scorta.

References

  1. ^contestatissimo dai biancocelesti per decisioni dubbie (www.adnkronos.com)

Finanziaria, il centrodestra chiede 100 milioni per i Comuni sardi

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08 January 2026
- RIPRODUZIONE RISERVATACapigruppo opposizione annunciano un emendamento specifico...

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Aeroporto di Olbia intitolato all'Aga Khan, il 15 cerimonia in Municipio

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08 January 2026
- RIPRODUZIONE RISERVATAIl fondatore della Costa Smeralda e di Alisarda è morto nel febbraio 2025...

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Nuovo collegamento aereo Alghero-Parigi con Transavia

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08 January 2026
- RIPRODUZIONE RISERVATADal 18 aprile due voli settimanali, il martedì e il sabato...

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Controlli Gdf nelle festività, borse e orologi contraffatti sequestrati a Olbia

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08 January 2026
- RIPRODUZIONE RISERVATADenunciati due venditori ambulanti...

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Neve e vento, decine di interventi dei vigili del fuoco nel Nuorese

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08 January 2026
- RIPRODUZIONE RISERVATAGennargentu e Limbara imbiancati, disagi per il ghiaccio sulle strade...

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Groenlandia, Trump pronto a comprarla: la mossa del presidente Usa e gli scenari

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Category: Notizie Italia
07 January 2026
Donald Trump (Afp)

Donald Trump vuole la Groenlandia e non molla, al punto che è anche disposto a comprarla. Il presidente Usa "sta attivamente discutendo" l'acquisto con il suo team, ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, sottolineando che Trump preferisce la via diplomatica ma non esclude l'azione militare per acquisire l'isola artica, territorio autonomo della Danimarca[1].

"Tutte le opzioni sono sempre sul tavolo per il presidente Trump", ha poi aggiunto, evidenziando che "la prima opzione per il presidente è la diplomazia". L'obiettivo finale rimane controllare un territorio ritenuto fondamentale per la sicurezza nazionale in una regione condizionata dalla presenza dilagante di Russia e Cina.

La 'trattativa' potrebbe iniziare la prossima settimana, quando Marco Rubio sarà in Danimarca per un incontro con i leader danesi. Lo ha annunciato lo stesso segretario di Stato americano, dopo che da Copenaghen e dal territorio autonomo danese sono arrivate richieste di un incontro per provare a rendere più fluidi i rapporti attraverso l'Atlantico. "Li vedrò la prossima settimana", ha detto Rubio, passepartout diplomatico chiamato ad allentare le tensioni tra Washington e Ue/Nato.

Le 4 mosse e gli scenari

Intanto possibili mosse e scenari si susseguono nelle valutazioni di esperti e analisti. Trump "sembra essere già a buon punto" nel "percorso ben definito", di stampo putiniano, per impossessarsi della Groenlandia e lo farebbe "in quattro facili mosse". A delineare il quadro è Politico: il contesto 'venezuelano' (un'operazione militare nella capitale per prenderne il controllo) sembra comunque "fantasioso" anche al netto degli avvenimenti recenti.

"Fatto preoccupante per gli europei, la strategia assomiglia terribilmente al manuale espansionista di Vladimir Putin", scrive la testata, che ha parlato con nove funzionari Ue, addetti ai lavori della Nato, esperti di difesa e diplomatici per tratteggiare come potrebbe muoversi la Casa Bianca per conquistare Nuuk.

Primo step, puntare sui separatisti

In questo scenario, il primo passo dell'amministrazione Trump sarebbe avviare una campagna di influenza per promuovere il movimento indipendentista della Groenlandia. Sebbene un recente sondaggio abbia mostrato che l'85% dei groenlandesi si opponga a diventare parte degli Stati Uniti, la testata sottolinea che il 56% di essi voterebbe per l'indipendenza del territorio autonomo dalla Danimarca, con il 28% contro. E secondo quanto riportato più volte nel corso del 2025 dai media danesi, diversi cittadini Usa legati a Trump avrebbero condotto operazioni di influenza segrete: il servizio di sicurezza e intelligence di Copenaghen ha avvertito che il territorio "è l'obiettivo di campagne di influenza di vario genere".

Secondo Felix Kartte, esperto di politiche digitali e già consigliere delle istituzioni Ue e di diversi governi, le tattiche ricordano il copione russo in Paesi come Moldova, Romania e Ucraina, con operazioni offline ("partiti estremisti, reti della diaspora, oligarchi filo-russi" e pagare persone per la partecipazione alle proteste anti-Ue o anti-Usa) e online ("grandi reti di account falsi e pseudo-organi di informazione per amplificare queste attività online e promuovere candidati o posizioni selezionate"), con l'obiettivo di amplificare la presenza dell'opzione favorita dal Cremlino. Sulla Groenlandia, gli Usa sembrano stiano dispiegando almeno alcuni di questi metodi: il vice-capo di gabinetto di Trump, Stephen Miller, recentemente ha detto che "nessuno combatterà militarmente contro gli Usa per il futuro della Groenlandia", che il presidente ha nominato un inviato speciale per il territorio con l'obiettivo di renderlo "parte degli Usa", e che il vicepresidente JD Vance, visitando l'isola a marzo, ha promesso che "il popolo della Groenlandia avrà l'autodeterminazione".

Secondo step, i bonus

Se questi sforzi per accelerare il referendum sull'indipendenza della Groenlandia andassero a buon fine, il secondo passo sarebbe portarla sotto l'influenza statunitense, prosegue Politico. Oltre all'annessione diretta in qualità di Stato Usa, ipotesi ventilata dalla moglie di Miller, Katie Miller, in un recente e controverso post sui social[2], "ci sono altre opzioni.

Circolano notizie dallo scorso maggio secondo cui l'amministrazione Trump vuole che la Groenlandia firmi un Accordo di libera associazione, come quelli che ha attualmente con la Micronesia, le Isole Marshall e Palau", per cui Washington fornisce servizi essenziali, protezione e libero scambio in cambio dell'operatività militare senza restrizioni sul territorio di quei Paesi. Kuno Fencker, un deputato dell'opposizione groenlandese pro-indipendenza che ha partecipato all'insediamento di Trump e ha incontrato il deputato repubblicano Andy Ogles l'anno scorso, ha parlato di quest'idea in termini favorevoli.

Terzo step, lo scambio (o ricatto...) con l'Europa

Il terzo passo di Washington sarebbe quello di coinvolgere l'Europa, specie l'Ue, giocando la carta del supporto all'Ucraina per rafforzare la propria posizione e mettere pressione sugli alleati. "Un potenziale scenario ipotizzato da un diplomatico dell'Ue sarebbe un pacchetto di scambio sicurezza-per-sicurezza, in base al quale l'Europa ottiene assicurazioni più ferme dall'amministrazione Trump per l'Ucraina in cambio di un ruolo più ampio per gli Usa in Groenlandia. Sebbene sembri un boccone amaro, potrebbe essere più facile da ingoiare rispetto all'alternativa: infastidire Trump, che potrebbe reagire imponendo sanzioni, ritirandosi dai negoziati di pace, o sostenendo Putin nei negoziati con l'Ucraina", scrive Politico.

Infine, se Nuuk finisse comunque per dire "no" a Trump, "un'acquisizione militare statunitense potrebbe essere ottenuta senza troppe difficoltà", prosegue la testata, citando un politico danese secondo cui si tratterebbe di un affare da "cinque elicotteri" data la ristretta capacità groenlandese di far fronte a una minaccia militare. Thomas Crosbie, professore associato di operazioni militari presso il Collegio reale danese di difesa, ha descritto gli scenari, a partire da una semplice "strategia di fatto compiuto", vale a dire una presa di terreno simile a quanto fatto da Putin in Ucraina. Lin Mortensgaard, ricercatrice presso l'Istituto danese per gli studi internazionali ed esperta di sicurezza groenlandese, ha sottolineato che Washington dispone già di circa 600 militari dispiegati in Groenlandia nella base di Pituffik e a supporto delle missioni di ricerca, mentre Nuuk non ha un esercito territoriale e il Comando Congiunto Artico danese, residente nella capitale, "include risorse militari scarse e obsolete, limitate in gran parte a quattro navi di ispezione e della marina, una pattuglia su slitta trainata da cani, diversi elicotteri e un aereo da pattugliamento marittimo".

Quarto step, l'opzione militare

Di conseguenza, se Trump dovesse mobilitare truppe sul terreno o inviare forze speciali, gli Usa potrebbero prendere il controllo di Nuuk "in mezz'ora o meno", stando alla ricercatrice. Scenario che dovrebbe generare preoccupazione nei 60.000 groenlandesi, ha detto l'europarlamentare danese Stine Bosse.

Senza parlare del fatto che qualsiasi incursione non avrebbe "alcuna base legale" secondo il diritto statunitense e internazionale e un'occupazione oltre i 60 giorni richiederebbe anche l'approvazione del Congresso degli Usa, come ha spiegato Romain Chuffart, che dirige l'Arctic Institute con sede a Washington. In più, un'invasione "significherebbe la fine della Nato", e per gli Usa questo equivarrebbe a "spararsi sui piedi e dire addio a un'alleanza che hanno contribuito a creare", ha aggiunto. Tra gli altri effetti, spiega il generale Ben Hodges, ex comandante delle truppe Usa in Europa, includono la perdita di fiducia di alleati cruciali e una riduzione dei flussi di intelligence e accesso alle basi europee, a detrimento della sicurezza Usa.

Secondo Ed Arnold, ricercatore senior presso il Royal United Services Institute, la Nato "rimarrebbe incapace di rispondere, dato che l'azione militare deve essere approvata all'unanimità e gli Usa sono il membro chiave dell'alleanza, ma gli alleati europei potrebbero dispiegare truppe in Groenlandia tramite altri raggruppamenti come la Forza di spedizione congiunta Regno Unito-Scandinavia o il formato di Cooperazione di Difesa Nordica". Per ora, tuttavia, gli alleati Nato rimangono calmi riguardo a un attacco, conclude Politico, citando un diplomatico senior secondo cui si è "ancora lontani da quello scenario [...] Potrebbero esserci negoziati difficili, ma non credo che siamo vicini ad alcuna acquisizione ostile".

References

  1. ^www.adnkronos.com (www.adnkronos.com)
  2. ^www.adnkronos.com (www.adnkronos.com)

Venezuela, il piano Usa per il dopo Maduro. Sequestrate due petroliere della flotta ombra

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Category: Notizie Italia
07 January 2026
La Marinera (Afp)

Donald Trump "non ha paura" di continuare a sequestrare petroliere soggette a sanzioni, nonostante il rischio di un'escalation delle tensioni con Russia e Cina. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, fa il punto nel corso del briefing con i giornalisti poche ore dopo che l'esercito americano ha preso il controllo di due petroliere, tra cui la 'Marinera', una nave battente bandiera russa diretta in Russia, che era stata inseguita per più di due settimane e che è stata intercettata nell'Atlantico settentrionale anche grazie alle forze armate britanniche. La nave in passato aveva trasportato petrolio del Venezuela. Un'altra nave, la 'Sophia', priva di bandiera, è stata bloccata nelle acque dei Caraibi.

Washington ritiene che la petroliera sequestrata dagli Stati Uniti nell'Atlantico non abbia bandiera, ha detto la portavoce della Casa Bianca, mentre Mosca sostiene di averla temporaneamente autorizzata a navigare sotto bandiera russa. "Si tratta di una nave della flotta fantasma venezuelana che trasportava petrolio soggetto a sanzioni statunitensi. Questa nave è stata dichiarata senza bandiera dopo aver navigato sotto falsa bandiera ed era oggetto di un ordine di sequestro giudiziario. Per questo motivo l'equipaggio sarà perseguito", ha dichiarato Leavitt nel briefing con i giornalisti.

Il presidente Usa "applicherà la nostra politica che è la migliore per gli Stati Uniti: questo significa applicare l'embargo contro tutte le navi della flotta ombra che trasportano illegalmente petrolio[1]", ha detto la portavoce della Casa Bianca, che ha minimizzato il rischio che si possa scatenare un conflitto tra Stati Uniti e Russia, sostenendo che Trump mantiene buoni rapporti con il presidente russo, Vladimir Putin. "Credo che questi rapporti personali continueranno", ha affermato, aggiungendo che Trump ha chiarito che il sequestro delle petroliere soggette a sanzioni è "la politica di questa amministrazione, e lui non ha paura di attuarla".

La reazione di Mosca

Mosca ha criticato duramente il sequestro della petroliera nell'Atlantico da parte degli Stati Uniti. "In conformità con la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, la libertà di navigazione si applica nelle acque d'alto mare e nessuno Stato ha il diritto di usare la forza contro imbarcazioni regolarmente registrate sotto la giurisdizione di altri Stati", la dichiarazione del ministero dei Trasporti russo in una nota.

La nave aveva ricevuto il "permesso temporaneo" di navigare sotto bandiera russa il 24 dicembre, ha affermato il ministero, aggiungendo che "il contatto con la nave è stato perso" dopo che le forze navali statunitensi l'hanno abbordata "in mare aperto, oltre le acque territoriali di qualsiasi Stato". La Russia ha chiesto agli Stati Uniti di garantire il "rientro rapido" in patria dei membri dell'equipaggio russo a bordo della Marinera.

Il piano Usa per il dopo Maduro

Intanto gli Usa si preparano per il dopo Maduro. Gli Stati Uniti esercitano "la massima pressione" sulle autorità ad interim del Venezuela, le cui decisioni "vengono dettate da noi", ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca. "Noi stiamo continuando ad essere in stretto coordinamento con le autorità ad interim, e le loro decisioni continueranno ad essere dettate dagli Stati Uniti", ha messo in chiaro Leavitt.

Marco Rubio ha rivendicato che gli Stati Uniti hanno un piano preciso per il dopo Maduro in Venezuela. Il piano è strutturato in tre fasi, ha spiegato, con la prima fase concentrata "sulla stabilizzazione del Paese, non vogliamo che precipiti nel caos".

La stabilizzazione comprende anche una "quarantena" per il petrolio venezuelano, ha aggiunto riferendosi al piano, già annunciato da Trump, della consegna da parte di Caracas di 30-50 milioni di barili di greggio agli Usa che ne gestiranno la vendita[2]. Il ricavato, ha affermato ancora Rubio, "sarà gestito in modo che noi controlleremo come si distribuisce in modo che vada a beneficio del popolo venezuelano".

"La seconda fase sarà quella che noi chiamiamo la ripresa - ha continuato il segretario di Stato - e assicurerà che le società americane, occidentali e altre potranno avere accesso al mercato venezuelano in modo equo". Dal punto di vista politico, avverrà una fase di riconciliazione con il governo venezuelano, che da sabato è guidato da Delcy Rodriguez - che era la vice di Maduro fino al momento della cattura del leader di Caracas da parte degli Usa - che assicurerà "l'amnistia e la scarcerazione delle forze di opposizione". "La terza fase sarà ovviamente quella della transizione - ha concluso Rubio - noi sentiamo che andremo avanti in modo molto positivo".

La questione petrolio

Sulla questione petrolio si è soffermato anche il segretario all'Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, il quale ha dichiarato che Washington controllerà "per un tempo indefinito" le vendite di petrolio venezuelano, all'indomani dell'annuncio del presidente Trump secondo cui le autorità ad interim del Venezuela hanno accettato una commercializzazione gestita dagli Usa di 30-50 milioni di barili di greggio.

"Gli Stati Uniti si occuperanno della commercializzazione del petrolio venezuelano: inizialmente quello già estratto e rimasto invenduto nei depositi, e successivamente, per un tempo indefinito, anche dell'intera produzione futura, che verrà immessa sul mercato sotto gestione americana", ha detto Wright.

In serata è arrivato poi un post del presidente su Truth: "Il Venezuela acquisterà esclusivamente prodotti statunitensi con i ricavi che riceverà dal nuovo accordo sul petrolio". Acquisti che riguarderanno, tra le altre cose, "prodotti agricoli, medicinali, dispositivi medici e attrezzature per migliorare la rete elettrica e gli impianti energetici", tutto made in Usa, ha assicurato il presidente degli Stati Uniti. "In altre parole - ha proseguito Trump - il Venezuela si impegna a fare affari con gli Usa come partner principale: una scelta saggia e un'ottima cosa per il popolo venezuelano e per gli Stati Uniti".

References

  1. ^www.adnkronos.com (www.adnkronos.com)
  2. ^www.adnkronos.com (www.adnkronos.com)

Vaccini, Usa rivedono programma infanzia: meno dosi raccomandate per tutti i bimbi

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Category: Notizie Italia
07 January 2026
Vaccinazione a bimbo (Fotogramma)

Rivoluzione vaccini negli Stati Uniti, con il taglio netto. I Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) annunciano una revisione del programma vaccinale infantile, che porterà a un minor numero di iniezioni scudo raccomandate per tutti i bambini. Con questa modifica, che avrà effetto immediato, riporta 'Nbc News', il calendario vaccinale sarà più simile a quello della Danimarca, raccomandando l'immunizzazione contro 11 malattie, rispetto alle 18 precedentemente previste. La decisione ha acceso il dibattito fra gli esperti.

Cosa cambia

Nel dettaglio, riportano i media Usa, i Cdc hanno affermato che si continueranno a raccomandare a tutti i bambini le vaccinazioni contro morbillo, parotite, rosolia, poliomielite, pertosse, tetano, difterite, Haemophilus influenzae di tipo B, malattia pneumococcica, Hpv e varicella.

Altri vaccini saranno raccomandati solo per i "gruppi ad alto rischio" o raccomandati sulla base del cosiddetto processo decisionale clinico condiviso (genitori-medico). I vaccini raccomandati per i gruppi ad alto rischio sono quelli contro il virus respiratorio sinciziale (Rsv), l'epatite A, l'epatite B e due tipi di meningite batterica (i vaccini MenACWY e MenB). I vaccini contro la Dengue sono sempre stati destinati solo a un numero relativamente piccolo di bambini in circostanze specifiche. Mentre i vaccini fatti rientrare nel processo decisionale clinico condiviso sono ora quelli contro rotavirus, influenza, epatite A, epatite B e malattia meningococcica. Il vaccino contro il Covid era già stato trasferito alla fase di processo decisionale condiviso lo scorso anno.

Un'altra importante modifica è che i Cdc ora raccomandano una sola dose di vaccino contro l'Hpv. Viene anche precisato che tutti i vaccini raccomandati per una qualsiasi delle tre categorie continueranno a essere coperti dall'assicurazione. Rassicurazione che non sopisce i timori espressi da alcuni esperti su cambiamenti che vengono visti come troppo radicali. Si oppongono al nuovo calendario anche i funzionari dell'American Academy of Pediatrics (Aap), che non ha modificato le sue raccomandazioni sulle vaccinazioni infantili. E molti pediatri e medici di famiglia hanno dichiarato per esempio a 'Cidrap News' che continueranno a seguire le linee guida dell'Aap, piuttosto che quelle Cdc. Il timore è per un rischio di ritorno di malattie prevenibili.

Il segretario alla Salute, Robert F. Kennedy Jr, sostiene da tempo che i bambini statunitensi ricevano "troppi" vaccini. Il nuovo annuncio risponde al desiderio di lunga data di ridurli ed è in linea anche con la direttiva emanata il mese scorso dal presidente Donald Trump, che chiedeva all'Hhs di allineare il calendario vaccinale statunitense a quello della Danimarca e di altri Paesi che raccomandano meno vaccini.

Le reazioni

"Questo è un giorno molto buio per i bambini, per i loro genitori e per il nostro Paese in generale", ha affermato Jesse Goodman, professore di medicina e malattie infettive alla Georgetown University, in una conferenza stampa con gli esperti di vaccini convocata dopo l'annuncio. Goodman ha paragonato l'annuncio a un "siluro" che fa saltare la politica vaccinale. "Ci saranno più malattie, più infezioni, più ricoveri ospedalieri".

L'amministrazione Trump - ha affermato un ex componente dell'Acip, il comitato di esperti che fornisce raccomandazioni ai Cdc sulle pratiche di immunizzazione (e che è stato di recente interamente sostituito da Rfk jr.) - ha inoltre eluso il consueto processo di aggiornamento dei calendari vaccinali, che normalmente prevede il contributo di esperti scientifici, responsabili della sanità pubblica e altre parti interessate.

Usa e dieta, Kennedy Jr. capovolge piramide alimentare: più carne rossa e latte intero

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07 January 2026
Una bistecca (Foto )

Gli Stati Uniti di Donald Trump cambiano menù. In un'inversione di tendenza rispetto alle precedenti linee guida nutrizionali, l'amministrazione del presidente pubblica nuove linee guida dietetiche per gli americani, che capovolgono la piramide alimentare: ora la carne rossa, il formaggio e il latte intero risultano in cima. Le nuove linee guida esortano gli americani a dare priorità alle proteine ed evitare i cibi zuccherati e lavorati che, secondo il ministro della Salute Robert F. Kennedy Jr., sono tossici per la salute.

"Il mio messaggio è chiaro: mangiate cibo vero", ha affermato Rfk Jr. durante un briefing in cui ha presentato le linee guida, definendole la chiave per prevenire le malattie croniche e migliorare la salute degli americani.

Dopo anni in cui è stato consigliato di evitare troppa carne rossa e cibi ricchi di grassi, viene ora chiesto di abbracciare una dieta diversa. Il documento, molto più breve delle versioni precedenti, codifica alcuni dei punti ricorrenti di Kennedy, come la raccomandazione di cucinare con burro e sego di manzo (che si ottiene dal grasso bovino), nonostante le prove scientifiche non lo supportino: il burro, secondo le indicazioni di molti esperti, andrebbe accantonato e sostituito dall'olio d'oliva.

Su altri punti, le linee guida invece non si discostano molto dai consigli nutrizionali tradizionali. Incoraggiano gli americani a mangiare molta frutta e verdura e non si dice esplicitamente di assumere più grassi saturi, sebbene Kennedy avesse promesso di "porre fine alla guerra" contro di essi. Non si fa poi alcun riferimento diretto agli oli di semi, bersaglio frequente di Rfk Jr., che ha ripetutamente affermato che danneggiano la salute.

Le linee guida sono state appoggiate dall'American Medical Association, associazione che solo pochi giorni fa aveva condannato duramente la riforma del programma vaccinale infantile.

Venezuela, governo italiano cauto e punta sugli Usa per liberazione Trentini

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07 January 2026
Giorgia Meloni e Antonio Tajani (Ipa)

Il dossier Venezuela resta sul tavolo del governo in queste ore calde. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni - reduce dal vertice dei volenterosi a Parigi sull'Ucraina - continua a monitorare la situazione, in stretto contatto con gli alleati e in particolare con il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Il titolare della Farnesina si prepara a riferire in Aula sul dossier venezuelano: non c'è ancora una data ufficiale, ma martedì 13 potrebbe essere il giorno giusto. "La prima cosa da fare è garantire la stabilità del Venezuela, impedire che ci sia una guerra civile e far sì che la situazione si calmi, poi bisogna lavorare perché ci possa essere una situazione di crescita economica", ha spiegato Tajani, ospite di '5 minuti' su Rai Uno. Il leader di Forza Italia ha riferito di aver parlato con il segretario di Stato americano Marco Rubio degli sforzi per la liberazione dei prigionieri politici ancora detenuti da Caracas. Rubio, ha aggiunto Tajani, "ha accolto positivamente la posizione dell'Italia e credo che anche gli Stati Uniti ci aiuteranno a liberare i prigionieri politici, come Trentini".

A Palazzo Chigi la linea resta improntata alla massima cautela diplomatica, ma senza arretrare sul giudizio politico nei confronti del regime di Nicolas Maduro. L'azione militare statunitense voluta da Donald Trump ha riacceso tensioni internazionali e diviso le cancellerie, ma per l'esecutivo italiano il punto fermo rimane la necessità di una transizione democratica in Venezuela e la tutela della comunità italiana nel Paese sudamericano, che conta centinaia di migliaia di connazionali e discendenti di italiani. Una posizione che Fratelli d'Italia ha fissato nei giorni scorsi in una nota informativa interna inviata ai gruppi parlamentari di Camera e Senato, che detta la cornice interpretativa della crisi aperta dall'intervento statunitense. E dove non mancano attacchi alla sinistra e alla Cgil di Maurizio Landini.

Nel dossier - datato 3 gennaio, giorno del blitz degli Usa - è contenuta una ricostruzione dell'operazione americana: "Nelle prime ore del 3 gennaio gli Stati Uniti hanno condotto un attacco su larga scala contro il Venezuela". Un'azione che, secondo quanto riportato, ha portato alla cattura del presidente venezuelano e della moglie, successivamente incriminati negli Stati Uniti per "cospirazione per narcotraffico e terrorismo" e per il possesso di armi ed esplosivi "da usare contro gli Stati Uniti". Il documento sottolinea come contro l'operazione si siano schierati "la Russia - partner storico di Caracas - l'Iran e Cuba", mentre l'Unione europea ha invitato alla moderazione, ribadendo di essere "al fianco del popolo venezuelano" e di sostenere "una transizione pacifica e democratica". Una formula che Fdi fa propria, pur inserendola in un quadro più ampio di condanna del regime chavista.

Grande spazio viene dedicato alle elezioni venezuelane, definite senza mezzi termini una "farsa". Maduro, si legge, ha mantenuto il potere "tramite elezioni segnate da gravissime irregolarità", respinte nel tempo da Onu, Ue e da gran parte della comunità internazionale. La nota ricorda come già nel 2019 Fratelli d'Italia chiedesse il riconoscimento di Juan Guaidò e come, dopo il voto del 2024, il governo Meloni abbia confermato di "non riconoscere la proclamata vittoria di Maduro a seguito di elezioni poco trasparenti". In questo contesto viene valorizzata la figura di Edmundo Gonzalez Urrutia, indicato come il "presidente legittimo e democraticamente eletto del Paese". Il dossier ricostruisce la sua ascesa politica dopo l'esclusione di Maria Corina Machado (sentita telefonicamente da Meloni domenica scorsa) dalla competizione elettorale da parte di un Consiglio elettorale "controllato dal regime" e ricorda che Gonzalez Urrutia ha denunciato "la mancata pubblicazione da parte del Governo venezuelano dei risultati ufficiali delle elezioni presidenziali".

Il documento insiste poi sulla "sistematica soppressione dei diritti umani in Venezuela" e descrive un Paese piegato da una crisi umanitaria "catastrofica", con milioni di persone bisognose di aiuti, un'inflazione fuori controllo e servizi essenziali al collasso. Il regime viene definito "criminale e spietato", responsabile di aver "ridotto alla fame un Paese potenzialmente ricchissimo" e di aver alimentato la propria sopravvivenza politica attraverso repressione, narcotraffico e violazioni sistematiche delle libertà fondamentali. Sul piano della linea internazionale, Fratelli d'Italia richiama una posizione di equilibrio già espressa da Palazzo Chigi: "L'azione militare esterna non è la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari", ma viene allo stesso tempo considerato "legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza", soprattutto quando si tratta di Stati accusati di favorire il narcotraffico.

Infine, l'affondo politico interno. La nota segnala come contro l'operazione statunitense si siano schierati non solo governi autoritari, ma anche "la sinistra italiana e Maurizio Landini", accusati di non essersi mai indignati per "un regime che reprime il dissenso, tortura e uccide gli oppositori, affama il popolo e froda le elezioni": "Si indignano ora, chiedendo il rispetto del diritto internazionale da parte degli Stati Uniti. Gli stessi che, tra le loro fila, hanno elementi spiccatamente filo-putiniani e che strizzano l'occhio ai filo-Hamas (tra tutti il caso Hannoun)", si legge ancora. Un passaggio che prefigura uno scontro parlamentare destinato a riaccendersi in Aula, in vista dell'informativa del ministro Tajani.

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