
La poltrona del dentista come regalo, per rafforzare la qualità dell’assistenza e potenziare la struttura del servizio Tobia della Asla Roma 3. L’Associazione Scopriamolautismo, da tempo impegnata nella promozione di eventi e iniziativa utili a aumentare la conoscenza del disturbo dello spettro dell’autismo e sensibilizzare l’opinione pubblica, ha deciso di donare, insieme agli studenti dell’Università Campus Bio-Medico (Ucbm), al Centro Tobia dell’ospedale Grassi di Ostia una poltrona odontoiatrica, con una postazione di lavoro completa dotata di tutti i sistemi necessari alle cure dentali, nello specifico si tratta di un riunito da sala operatoria per il trattamento dei pazienti fragili in anestesia generale. Un gesto che porta con sé anche il sostegno importante degli studenti dell’Università Campus Bio-Medico di Roma che hanno contributo a sostenere il 50% della spesa.
"Questa donazione testimonia la vicinanza alle esigenze di assistenza della comunità del nostro territorio -sottolinea Laura Figorilli, direttore generale Asl Roma 3 -. Un contributo fattivo che consentirà di alzare ulteriormente la qualità dei servizi offerti che già rende il Centro Tobia, oramai punto di riferimento per pazienti e famiglie. Sono azioni come queste che permettono di rafforzare il legame di fiducia tra la nostra azienda e i cittadini, potendo così garantire la qualità del lavoro che i nostri operatori ogni giorno portano avanti con abnegazione e senso di responsabilità per andare incontro alle esigenze degli utenti. E infine, voglio ringraziare l’Associazione Scopriamolautismo e l’Università Campus Bio-Medico di Roma per il dono speciale che hanno voluto fare alla nostra azienda".
"Ci sono gesti che vanno oltre il significato strumentale dell’oggetto - aggiunge Roberto Morello, coordinatore del progetto Tobia della Asl Roma 3 -. Questa donazione rappresenta certamente il segno tangibile della volontà di partecipare a rendere migliore la qualità dell’assistenza sanitaria e di prendersi così cura delle esigenze dei pazienti nelle condizioni migliori. Tutti insieme possiamo davvero migliorare ogni giorno la vita delle persone. Nel 2025 il servizio Tobia ha erogato quasi 1.250 prestazioni e assistito oltre 170 pazienti, a dimostrazione di un impegno che non manca mai e che, anche grazie alla presenza di questo nuovo strumento, è sempre pronto a crescere".
"Siamo onorati ed entusiasti di sostenere Scopriamolautismo con questa donazione, resa possibile grazie alla partecipazione di tutta la comunità dell’Ateneo al nostro gala di beneficenza - ha dichiarato Irene Sansoni, Rappresentante degli studenti Ucbm - È con orgoglio che, come studenti dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, possiamo incarnare i valori che il nostro Ateneo ci trasmette: impegno, solidarietà e responsabilità sociale. La nostra formazione si completa quando traduciamo questi valori in gesti concreti. Sostenere le cure odontoiatriche dedicate alle persone con disturbo dello spettro autistico significa offrire un sostegno reale, promuovere sensibilizzazione e dimostrare che il futuro nasce dalle scelte che compiamo oggi. Come giovani e come rappresentanti degli studenti, crediamo che il nostro ruolo sia proprio questo: lavorare insieme per costruire del bene e promuovere solidarietà e consapevolezza".
"Sono profondamente orgoglioso di aver contribuito allo sviluppo di un progetto tanto significativo quanto quello del polo odontoiatrico Tobia. Come genitore - conclude Emanuele Federici, Presidente dell’Associazione Scopriamolautismo - conosco bene le difficoltà che i nostri ragazzi affrontano quando si trovano a gestire patologie del cavo orale, e vedere crescere un servizio dedicato e competente rappresenta un passo fondamentale per il loro benessere. La nuova attrezzatura consentirà di migliorare la qualità delle prestazioni erogate, garantendo ai pazienti un ambiente più confortevole e tecnicamente avanzato. Desideriamo esprimere la nostra gratitudine a tutti i soci, volontari e sostenitori che, con la loro partecipazione, rendono possibili interventi concreti come questo. Continueremo a lavorare con dedizione per rispondere ai bisogni del territorio e favorire una crescita condivisa".

"Siamo tutti ancora molto scossi". Così Jasmine Carrisi, la figlia di Al Bano e Loredana Lecciso, ospite oggi a La volta buona, ha parlato della tragedia che si è consumata a Crans-Montana la notte di Capodanno, dove un incendio nel noto locale 'Constellation' ha provocato la morte di 40 giovani. Tra i partecipanti, avrebbe dovuto esserci anche il fratello Bido.
"Siamo molto legati a Crans-Montana, mio fratello ha frequentato il liceo lì e si era creato tanti amici. Leggere questa notizia è stato davvero triste", ha detto la figlia di Al Bano ospite di Caterina Balivo. "Era molto scosso, mi ha mostrato le immagini di quando frequentava il locale, che per lui era un punto di riferimento. Per Bido era un ricordo bellissimo", ha aggiunto.
Bido, figlio di Loredana Lecciso e Al Bano, con la fidanzata Emily avrebbe dovuto trascorrere infatti il Capodanno a Crans-Montana e sarebbe andato nel locale della tragedia. Ma alla fine è tornato a Cellino San Marco, evitando così di trovarsi al centro della tragedia.
"La Puglia lo ha salvato", ha detto Loredana Lecciso in un'intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno. La showgirl ha spiegato: "Bido si è diplomato a Crans-Montana e ci ha trascorso le estati con Jasmine (la sorella, ndr). La sua fidanzata, Emily, è del posto. Ci eravamo riuniti per trascorrere il Natale tutti insieme. È una località bellissima. Passeggiando a piedi ero passata proprio davanti al locale della strage. Mio figlio e la sua ragazza hanno deciso all’ultimo di scendere in Puglia per dare il benvenuto al nuovo anno. Tra le varie alternative, c’era quella di festeggiare a Crans e se ci fossero rimasti, sarebbero stati quasi sicuramente a Le Constellation. Al Bano afferma che Cellino San Marco li ha salvati".
"Sono felice che sia andata così, ma il mio sollievo non allevia il dolore per il dramma che stanno vivendo i famigliari. Non oso immaginare cosa provino quelle povere mamme e quei poveri papà. Il mio cuore è con loro", ha concluso.

Chiudere i supermercati la domenica, la proposta fa discutere. A lanciare il sasso, nei giorni scorsi, è stata la Coop con Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop, attraverso un'intervista a 'Il Sole 24 Ore'. La Coop ci sta pensando, ha spiegato, in quanto l'iniziativa potrebbe far abbassare costi aggiuntivi, visto che la domenica vanno pagati gli straordinari e anche perché è sempre più difficile trovare personale disposto a lavorare nei giorni festivi. L'ipotesi è stata lanciata anche agli altri attori della Gdo. "Come Coop stiamo facendo una riflessione che vorremmo condividere con il sistema della Grande distribuzione", ha sostenuto Dalle Rive.
Una proposta che però, per ora, non ha trovato sponda. A stretto giro, infatti, Carlo Alberto Buttarelli, alla guida di Federdistribuzione, la federazione che rappresenta le aziende della Distribuzione Moderna, ha sbarrato la strada alla proposta, sempre a mezzo stampa, ritenendola "antistorica contro le imprese e i clienti". Buttarelli rincara la dose e sostiene che "per i supermercati paradossalmente la domenica è un giorno importante perché sempre più persone non riescono a fare la spesa settimanale negli altri giorni e così non resta che la domenica, giornata insostituibile". Intanto, più possibilista si è mostrato Giangiacomo Ibba, presidente e ad di Crai: "La riflessione di Coop tocca un tema centrale per tutta la distribuzione ma bisogna pensare a specificità e esigenze dei territori e delle comunità locali".
Il primo round quindi si chiude con un dialogo tra sordi, Coop da una parte e Federdistribuzione dall'altra, visto che la federazione rappresenta il 52,2% della quota di mercato, un fatturato complessivo di 86 miliardi di euro, 225mila addetti e 18.600 punti vendita. Due fronti contrapposti ma la riflessione potrebbe aprirsi la prossima settimana quando tutti gli attori della filiera si ritroveranno a Bologna il 14 e 15 gennaio per la fiera Marca, il salone internazionale della marca del distributore, organizzata da BolognaFiere in collaborazione con Adm, l'associazione della Distribuzione Moderna.
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Il futuro della professione e l'avvento dell'intelligenza artificiale, le nuove sfide di aggregazione e il ruolo delle nuove generazioni. Sono tanti i temi al centro dei programmi dei tre candidati, sostenuti da altrettante liste, alla presidenza dell'ordine dei commercialisti di Roma, in vista delle elezioni del 15 e 16 gennaio prossimo: Claudio Miglio per 'Insieme per Roma'; Andrea Borghini per 'Insieme per la professione' e Federico de Stasio per 'Orizzonte Comune'. Dalle elezioni, oltre al nuovo presidente dovranno essere eletti 14 consiglieri dell’ordine, il collegio dei revisori dell’Ordine composto da tre membri effettivi e due supplenti e 6 componenti il Comitato pari opportunità.
Ecco le interviste realizzate da Adnkronos/Labitalia ai candidati.
Miglio: "Valorizzare professione, Ordine sia casa comune"
"Al centro del nostro programma c'è l'obiettivo di valorizzare la professione del dottore commercialista e di esperto contabile, riaffermandone quello che è il ruolo sociale e cercando di tutelarne la dignità in tutti i contesti, con un'attenzione particolare alla lotta all'abusivismo professionale", spiega Claudio Miglio, che quest'anno compie 30 anni di iscrizione all'ordine, ed è anche docente di economia aziendale alle università 'Niccolò Cusano' e 'Luiss'.
"Ho deciso di candidarmi -racconta- quando nello scorso mese di giugno un gruppo di colleghi si è riunito e mi ha indicato come leader per questa campagna elettorale e come futuro presidente. E' un impegno sicuramente gravoso ma io già dedico una parte del mio tempo alla categoria, quindi ai colleghi, e anche con le mie attività al Rotary in qualche modo cerco di restituire agli altri quanto penso di aver ottenuto di più nella vita. E quindi tenterò, se sarò eletto, di restituire ai colleghi quelli che sono i miei principi, che mi hanno accompagnato in questi anni di professione", sottolinea Miglio.
In particolare, sottolinea Miglio, lo sguardo è rivolto alle nuove generazioni, il futuro della professione. "Nel nostro programma è centrale il sostegno ai giovani, con strumenti di formazione sempre più attuali, completi e efficienti. L'ingresso nella professione va incentivato, le difficoltà iniziali sono il motivo principale per cui i giovani sono poco motivati ad accedere a questa professione", sottolinea. Anche le pari opportunità per Miglio sono centrali. "Bisogna sostenere -spiega- le colleghe in maternità, quindi facilitazioni concrete e welfare su queste tipologie di soggetti. E ancora rafforzare le competenze, quindi formazione continua, innovazione tecnologica, digitalizzazione. Ma pari opportunità per tutti vuol dire inclusione, equità, giovani nelle commissioni dell'ordine, negli osservatori", aggiunge ancora il candidato alla guida dei commercialisti capitolini. E Miglio rivendica anche "un dialogo costruttivo che come lista portiamo avanti con la presidenza del consiglio nazionale, come lista abbiamo un rapporto particolare con il nostro presidente nazionale Elbano de Nuccio e con la sua squadra".
Sul rapporto con Roma Miglio è chiaro. "Siamo uno dei due ordini più grandi d'Italia, quindi dobbiamo -sottolinea- necessariamente avere un ruolo importante anche nelle decisioni strategiche che prenderà il Consiglio nazionale. E questo ruolo importante sicuramente lo avremo per questa connessione che abbiamo con il nostro presidente nazionale. C'è un forte cambiamento sia nella professione che nell'economia, anche a livello geopolitico, però questo ci mette in una condizione di dover essere proattivi, prevedere ciò che potrebbe accadere. Noi ci sentiamo in grado di 'traghettare' la professione del dottore commercialista e dell'esperto contabile verso la nuova digitalizzazione, offrendo a tutti la possibilità di arrivare insieme a questo percorso senza perdere nessuno per strada", sottolinea. Miglio spiega che "'Insieme per Roma' è il nostro motto, perché tutti insieme vorremmo far sì che si possa raggiungere la 'destinazione' della nostra professione da qui a qualche anno, affrontando la digitalizzazione, i cambiamenti socio-economici, geopolitici. Dallo studio piccolo allo studio grande tutti devono essere protetti e sentirsi inclusi in una 'casa comune' che è l'ordine dei dottori commercialisti di Roma".
Quanto all'intelligenza artificiale Miglio è netto: "Non toglierà posti di lavoro a noi -spiega- se le utilizziamo in modo proattivo e la governiamo, perché l'intelligenza artificiale da sola non è utilizzabile per la nostra professione che è molto delicata. Quindi noi saremo sicuramente in grado, con la formazione, con gli osservatori che creeremo, con la connessione col Consiglio nazionale per creare commissione ad hoc sulla digitalizzazione, di formare tutti i nostri colleghi e far sì che saremo noi a governare l'intelligenza artificiale e non viceversa", sottolinea.
E da Miglio arriva un messaggio per i colleghi: "Il nostro messaggio è nel motto che abbiamo scelto: vorremmo cambiare quello che è il concetto di ordine, non più un semplice ufficio amministrativo, ma renderlo la casa di tutti i commercialisti romani. Dico ai colleghi: andate a votare, qualunque sia la scelta che farete, perché siamo in una democrazia, il voto è fondamentale perché la scelta poi ci condiziona per i prossimi 4 anni, che saranno determinanti e fondamentali per la nostra professione, sia a livello locale, perché Roma è la capitale d'Italia, sia a livello nazionale", conclude Miglio.
Borghini: "Serve visione futuro professione"
"La categoria è in continuo mutamento, in termini di relazioni sociali e di attività professionale. Ma questo continuo mutamento ha bisogno anche di traguardare una visione futura, serve immaginare ciò che sarà tra dieci anni, ma bisogna lavorarci già da oggi per arrivare preparati al traguardo", spiega Andrea Borghini, sottolineando che la sua candidatura per la lista 'Impegno per la professione' "è emersa da un gruppo di lavoro che ha consolidato dei rapporti di colleganza e di attività proficua a beneficio dell'Ordine da molto tempo. Ed è una candidatura in continuità con il precedente Consiglio, tanto che alcuni candidati della lista ne facevano già parte. Io in precedenza sono stato segretario dell'ordine e presidente della Fondazione Telos nell'ultimo mandato", sottolinea.
Un'esperienza che Borghini vuol mettere al servizio della "categoria del futuro, che immaginiamo attiva sulle nuove tecnologie, capace di creare una colleganza ancora più stretta tra i professionisti per dare un servizio ancora più ampio ai clienti", spiega ricordando che il ruolo di presidente dell'ordine "è un impegno sicuramente importante non solo dal punto di vista del tempo e delle risorse, ma anche dal punto della responsabilità. L'Ordine di Roma è un'istituzione importante, ha bisogno di essere coordinata in maniera seria", sottolinea.
Per il futuro Borghini immagina una professione capace di garantire "un servizio più specializzato, ad alto valore aggiunto, per potere essere tra dieci anni una categoria che vivrà di buona salute. È chiaro che serve avere una visione del futuro, una linea strategica per la categoria. E quest'ultima passa necessariamente attraverso le nuove tecnologie, attraverso la possibilità di incrementare la colleganza per lavorare insieme, per creare opportunità di lavoro ad alto valore aggiunto". E per Borghini centrale sarà il rapporto con il territorio della Capitale.
"Roma è una realtà complessa, perché è una metropoli complessa. E la complessità può anche essere di stimolo per essere una categoria che ha voce in capitolo da un punto di vista sociale. La complessità è anche dal punto di vista delle attività produttive, tant'è che la categoria è molto eterogenea qui a Roma. Va tenuta in conto questa eterogeneità, vanno aiutati i colleghi nelle complessità che incontrano. Come quelle con gli enti pubblici, con i quali stiamo dialogando per ottenere dei canali di ascolto privilegiati. Alcuni già sono stati implementati, altri sono in fase di implementazione, il dialogo con gli enti è costante e continuo. E poi tema sociale non irrilevante, gli sportelli anche gratuiti a disposizione della popolazione attivati in passato. Passato il periodo del Covid che ha interrotto le relazioni in presenza è probabile che si potrà riprendere", sottolinea.
E il messaggio che Borghini lancia alla categoria è netto. "Essere una categoria unita, che cerca la propria strategia perché dovrà traguardare un periodo che non sarà semplicissimo e non sarà scevro da cambiamento. E pertanto bisognerà in qualche modo avere una linea strategica che ci consenta di immaginare come sarà la categoria fra dieci anni e lavorare tutti insieme in quella direzione, perché solo così potremo affrontare questi cambiamenti che ci aspettano. La professione fra dieci anni non sarà la stessa di oggi e quindi sarebbe bene che tutti insieme provassimo a immaginarcela per costruirla", conclude.
de Stasio: "Ia sfida centrale, ampliare conoscenze commercialisti"
"Io credo che la complessità del momento che stiamo affrontando come professione, legata anche al tema dell'intelligenza artificiale che adesso sta esplodendo con tutta la sua forza nei mondi professionali, vada affrontata con gli giusti strumenti tecnici. Bisogna ampliare le nostre conoscenze e dobbiamo capire cosa effettivamente ci è utile per riuscire a migliorare i nostri margini, perché come ho scritto in uno dei manifesti della nostra lista non è in crisi la professione, ma il modo con cui viene esercitata. Ed è una crisi che riguarda un po' tutte le professioni ordinistiche, non soltanto quella dei commercialisti", spiega Federico De Stasio, iscritto all'ordine dei commercialisti dal 1994, che sottolinea che la sua candidatura alla presidenza per la lista 'Orizzonte Comune' "è conseguente a una riflessione seria con i colleghi che compongono la lista e ad una lunga militanza politica in questa categoria, tanto che io sono stato già candidato alle precedenti elezioni e sono entrato come quota di minoranza".
"In questo percorso abbiamo iniziato un percorso formativo sull'intelligenza artificiale che è stato innovativo come format perché abbiamo invitato a parlare di intelligenza artificiale due professionisti esterni della categoria, come a mio modesto avviso deve accadere quando si parla di tematiche trasversali alle professioni e vorremmo innanzitutto continuare questo percorso già iniziato, vista la complessità del momento su questo tema", spiega.
Per de Stasio, in un "momento come questo in cui i margini si assottigliano le condizioni esterne ci impongono di pensare che dobbiamo cambiare il tipo di struttura dello studio professionale". "Quello singolo sarà sempre più in difficoltà, dobbiamo quindi fare in modo che nella testa dei colleghi ci sia spazio per idee su come aggregarsi. Finora nel bagaglio culturale dei commercialisti si sono ritrovate sempre le classiche materie tecniche, mentre invece oggi è fondamentale coltivare le skills, c'è un cambio di rotta epocale che peraltro è assolutamente improvviso", sottolinea de Stasio.
E per il candidato alla presidenza dell'ordine capitolino "questa velocità è data dalla tecnologia, e noi abbiamo una capacità di percezione del cambiamento che è inferiore a quella effettiva che invece la tecnologia oggi ci impone".
Secondo de Stasio il ruolo della Capitale nei prossimi anni per i commercialisti dovrà essere centrale. "Noi vorremmo che Roma diventasse o tornasse a essere l'epicentro della formazione scientifica, del dibattito scientifico della categoria. Noi vorremmo condividere il sapere con il resto dei colleghi d'Italia e vorremmo fare in modo che Roma torni ad essere un punto di riferimento per questo", conclude.
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Saranno nuovamente interrogati dagli inquirenti domani mattina a Sion Jacques e Jessica Moretti, i proprietari del bar Le Constellation di Cras-Montana, in Svizzera, teatro della tragedia di Capodanno nella quale hanno perso la vita almeno 40 persone. Lo riferisce l'emittente Bfmtv, secondo la quale sono previste due udienze nell'ambito delle indagini sull'incendio. Inoltre nel pomeriggio di oggi sarà interrogata una delle cameriere del bar sopravvissuta. Gli avvocati delle vittime e i loro rappresentanti legali sono stati invitati a queste udienze. Secondo le informazioni ottenute da Bfmtv, le nuove udienze riguarderanno "la situazione personale" della coppia e non i fatti del caso.
Contattato da Bfmtv, l'avvocato Sebastien Fanti, che rappresenta le famiglie di numerose vittime, spera che questa sia l'occasione per "mettere i due proprietari in custodia cautelare". Jacques e Jessica Moretti sono sospettati di "omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio doloso colposo". Martedì i due hanno dichiarato di essere "devastati e sopraffatti dal dolore" promettendo la loro "piena collaborazione" alle indagini e che "non avrebbero in alcun modo tentato di eludere la giustizia".
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d'andata...

Gli arbitri in campo dovevano avere, sempre, l'ultima parola. Il Var doveva essere un supporto utile a correggere errori gravi. Una serie di protocolli, discutibili, dovevano regolare il ricorso alla tecnologia. Tutto questo, per migliorare la gestione delle partite di Serie A e fare in modo che le polemiche intorno alle decisioni arbitrali non catalizzassero l'attenzione di chi fa calcio, società, calciatori e allenatori, e di chi il calcio lo guarda o lo vive con passione, i telespettatori e i tifosi allo stadio.
Oggi, alla metà esatta della stagione 2025-2026, i fatti dicono che del Var, e più in generale del contributo della tecnologia all'operato degli arbitri, si è perso il controllo. Basta riferirsi a quanto successo nell'ultima giornata di campionato, in particolare in Lazio-Fiorentina e in Napoli-Verona, per descrivere un cortocircuito evidente e porre una domanda banale: come se ne esce?
Una maglia tirata in area può essere o non essere rigore (Pongracic su Gila in Lazio-Fiorentina), un contatto leggero su un piede (Gila su Gudmunsson, ancora Lazio-Fiorentina) può essere o non essere rigore. Un fallo di mano può non essere rigore se c'è contemporaneamente un fallo dell'attaccante sul difensore (Valentini su Buongiorno, in Napoli-Verona). I fischi in campo sono discutibili, gli interventi o mancati interventi del Var sono difficilmente comprensibili. Il risultato è che si resta in balia del caso, una cosa può essere o non essere senza nessun ragionevole margine di certezza.
Siamo oltre le polemiche di una singola squadra o di un singolo allenatore. Il dato, generalizzato, è che la somma delle decisioni prese produce una confusione tale da rendere l'esito di ogni intervento, o mancato intervento, del Var una lotteria. Anche di fronte alle immagini, diventa impossibile prevedere quale interpretazione possa prevalere. La conclusione di fronte alla quale si trovano i tifosi è che, così, valga tutto. Nel senso che la discrezionalità e il margine di errore di un singolo arbitro sul campo si estende alla somma di discrezionalità e dei margini di errore di più persone, arbitro, guardalinee, Var e Avar, che devono interagire tra loro e lo fanno ogni volta interpretando il loro ruolo in modo diverso.
Serve, e questo è evidente, una rapida correzione. A meno che non si voglia consegnare il calcio alle logiche del gioco d'azzardo, non più alle regole e alla loro conseguente applicazione, ma alla casuale, o arbitraria nelle interpretazioni più maliziose, combinazione di fattori accidentali. (Di Fabio Insenga)
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